Archive | December, 2011

CATALOGO -IDEE SOLIDALI-

15 Dec

IL CATALOGO DI LABORATORIO MONDO!
Da quest’anno è possibile sostenere le attività dell ’associazione anche acquistando dei piccoli pensieri di artigianato tipico cambogiano. Nel nostro catalogo potete trovare tante idee regalo solidali per voi e per i vostri cari. I prezzi che troverete all’interno non sono altro che donazioni significative a sostegno delle attività che Laboratorio Mondo alimenta quotidianamente con un impegno costante, così come previsto dalla nostra Mission. I luoghi in cui vengono prodotti questi oggetti sono tutti esempi di eccellenza in tema di sviluppo locale e microimprenditorialità. Con l’aggiunta di 1 € il vostro regalo regalo sarà confezionato dai nostri volontari con l’utilizzo di materiali di riciclo, stoffe e tessuti che, oltre a rendere uniche le singole confezioni doneranno un valore aggiunto al pensiero che si è scelto.
E’ possibile ritirare i regali presso lo Sportello Servizi al Cittadino sito in Via Dragoni n°52 a Forlì tutti i giorni dalle10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 17:00. In alternativa è possibile ricevere tramite posta i prodotti selezionati. In tal caso le spese di spedizione saranno
addebitate al destinatario.

GRAZIE PER IL TUO SOSTEGNO!

Puoi richiedere il nostro catalogo via mail  o consultare la pagina facebook: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.191443410946088.45522.165700806853682&type=3

going home..

6 Dec

 

“La mattina inizia con il trambusto della città che ci entra in camera: oggi volevamo concederci qualche ora in più di sonno per affrontare al meglio il viaggio di ritorno, ma alle 7 Phnom Penh è già in piena attività.

Ne approfittiamo per visitare due luoghi simbolo della città: la collina-tempio, il Wat Phnom, simbolo della nascita della capitale e Tuol Sleng, S-21, la prigione dei Khmer Rossi, simbolo della distruzione folle della città da parte del regime.

Sul momento, complici le preoccupazioni del viaggio, ma anche il saluto quasi inaspettato di un vecchio amico cambogiano, non ci scambiamo molte parole. Nelle ore successive però apriremo un ampio dibattito.

Sono soddisfatta. E’ bello vedere che chi ha creduto nel progetto “sulla fiducia”, partecipando ai banchetti e alle campagne, ora, vedendo di persona ciò che fino ad ora era stato solo raccontato, non solo ne è rimasta colpita, ma ha anche nuova energia e volontà di impegno.

E’ ora di tornare a casa.

L’ho detto più volte, sono contenta e credo che si siano aperte delle nuove strade interessanti…continuate a seguirci e a rinnovare il vostro sostegno!”

“Scrivo due giorni insieme, perchè ormai sono 36 ore che siamo in viaggio e che non tocchiamo un letto… quindi per me valgono come una sola, lunghissima giornata.

Scrivo con il cuore e l’anima arricchiti da un viaggio indelebile dall’inizio alla fine.

La mia permanenza in Kampuchea (questo il nome della Cambogia in Khmer) è stata breve, ma fatta di momenti intensi e e indimenticabili. E le ultime mie ore a Phnom Penh sono state forse le più belle ed intense…

Dopo la sera prima passata a saltare sopra i nostri valigioni stracolmi di oggetti per il nostro mercatino, dopo tante risate tra noi due compagne di viaggio e i vecchi amici cambogiani di Silvia, dopo una serata all’insegna dell’allegria e spensieratezza come si trattasse della nostra quotidianità, ecco che appare il mio, il nostro “ultimo” sole cambogiano. Ce lo annuncia alle 6:15 il rumore del traffico che viene dalla strada e il ritornello musicale del camioncino dei succhi cambogiani. Ma io non demordo e fino alle 8:30 con i tappi nelle orecchie (poco utili in realtà) riesco a dormire beata.

Cambodia docet: mi ha insegnato a trovare sonno nelle situazioni più assurde e scomode del mondo…addirittura sulle pietre dure del tempio di Angkor Wat!!! Non temo più nessun rumore né scossa.

Silvia, per l’ultima mattinata disponibile, ha un piano da turista… resposabile. Prima tappa: Wat Phnom…mi racconta appassionata e ci troviamo a ridere sull’accezione della parola “monte” in Khmer… segue una tappa che emotivamente mi ha scossa e affascinata: l’ex campo di concentramento dei Khmer Rossi, l’S-21. L’atmosfera è glaciale, mi guardo attorno e sembra essersi fermato il tempo: il filo spinato, le celle, i letti di ferraglia dei “prigionieri importanti”, gli strumenti di tortura. Se mi concentro sento le urla dei torturati, il pianto dei prigionieri stesi e legati ai piedi ad un palo orizzontale come fossero i tasti di un macabro pianoforte. Quei volti che a centinaia mi guardano dalle foto esposte sembrano volermi dire qualcosa. A stento trattengo le lacrime, sento la sofferenza che è stata qui in questo posto. Osservo le pile di vestiti e di cappelli VOGLIO PIANGERE. Dov’è la dignità umana in questi momenti della storia?!

Come è possible che negli anni ’70 inoltrati potessero essere concessi tanti scempi verso l’uomo, verso i propri fratelli? Mi sconvolge la follia umana, la paura di come molti si lascino guidare dalla pazzia di uno o più uomini, e rifletto su quanto oggi, più che mai, il terreno sia fertile per seminare idee perverse nella mente di tutti noi. Ho paura dell’Umanità, ma di fronte a queste testimonianze mi trovo ad amarla ancora più intensamente. Vorrei fosse un amore più contagioso della follia fratricida.

Soffoco in me le lacrime e la mia riflessione, ultima, cercando di distrarmi con domande quasi stupide poste alla mia guida Silvia che forse ha capito e quindi mi risponde teneramente.

E’ ora però. Corriamo alla Guesthouse a prendere i nostri pesanti valigioni e un taxi che ci porta all’aeroporto di Phnom Penh… Nel tragitto soffoco per l’ennesima volta le lacrime che mi riempiono gli occhi guardando i volti e i luoghi dal finestrino del piccolo caravan che ci porta verso Phnom Penh Airport. Poi arriva un video kitch di Britney Spears (c’è la tv nel taxii) a rallegrare me e Silvia con uno sguardo complice l’una inghiotte le tacite lacrime dell’altra e ci facciamo forza.

Phnom Penh – Bangkok,

Bangkok – Abu Dhabi, Abu Dhabi – Milano e Milano – Forlì…

Un viaggio lungo 36 ore, duro e stancante ma che ci ha fatte diventare ancora più complici:

Scrivo da un Eurostar in marcia verso Forlì, con una calligrafia geroglifica e tutta storta…

Scrivo felice, con un tesoro nel cuore che un posto lontano ha saluto regalarmi…

Au Kuhn Kampuchea! e Au Kuhn Silvia… “

il villaggio di Krang Tachian e il suo Museo della Memoria

5 Dec

“Ultimo giorno in Kampuchea, un giorno per me pieno di emozioni…

Alle 7 prendiamo un taxi condiviso alla volta di Krang Tachan…fin qui nulla di strano…se non che tra una strana confusione in lingua per me del tutto aliena mi torvo in un’auto con altre 7 persone..Incredibile. Mai visto prima nulla di simile, ma Silvia, con la sua calma ormai cambogiana mi dice “è normale, tutte nuove esperienze per te, no?” All’inizio sono stranita e un pò impaurita, ma poi tutto lascia il posto ad una strana curiosità. Voglio vedere che succederà poi. Lasciate davanti ad un ristorante sulla strada ci viene a prendere un esile ragazzo cambogiano che con la sua motoretta ci porta al villaggio. Un viaggio un pò tortuoso, la strada sterrata à piena di buche e ai lati corrono canali o ci sono laghetti popolati da ninfee. A parte qualche buca che mi fa sobbalzare e guardare la strada, mi godo il panorama. Sono circondata dalle pianure verdi, dalle risaie e da alberi immensi che qua e là si alzano e dominano il panorama. Il rombo del motore non copre il cinguettio degli uccelli e il frusciare degli arbusti al caldo vento. Alcuni bimbi del villaggio fanno “ciao” con la manina alle due straniere, qualcuno, più grande, grida “HELLO!” o “I LOVE YOU!”. Non si può descrivere ciò che quelle parole hanno suscitato in me. Ma il bello deve ancora arrivare….

Ci accoglie un grande cartello con il disegno che rappresenta quanto accaduto a Krang Tachan.
Scendo dalla moto, dò una scorsa attorno e non vedo gran che. Un tempio e una colonna… Poi mi avvicino con Silvia che, preparatissima, mi spiega cosa sia stato quel posto e il suo perchè. Mi vengono i brividi, sento nell’aria i fantasmi di chi è morto qui su questa terra, se chiudo gli occhi riesco a sentire i gemiti di sofferenza di chi è stato torturato nella casa delle torture che non c’è più, oggi sorge una Stupa in onore delle vittime del campo. E’ incredibile come un luogo così pieno di pace oggi sia stato un luogo di morte e distruzione solo 40 anni fa. La “colonna” è in realtà una sorta di obelisco dove sono sistemate le ossa ritrovate nelle fosse comuni, che circondano il sito. Oggi una di esse è uno stagno popolato da belle ninfee. Accanto al Museo della Memoria, ancora in costruzione, sorge una casetta in muratura tutta decorata con disegni fatti dalle persone della comunità che ricordano quanto avvenuto in quei luoghi. I disegni parlano e rabbrividisco ancora una volta. La follia dell’uomo non ha limiti.

Arriva il momento delle interviste, preziose e commoventi. Sebbene non esplicite riusciamo ad ottenere delle testimonianze davvero preziose. Uno dei tre è stato prigioniero dei Khmer Rossi e ci confessa che all’inizio trovare quel posto per lui è stato un trauma. Ma oggi sorride e ci spiega di aver capito l’importanza di quel luogo, per una memoria collettiva, perchè non si ripetano mai più genocidi del genere.
Finita l’intervista ci invitano a pranzo, così restiamo. Un vero pasto cambogiano. Quante cose nuove per me. Dopo pranzo lascio un istante il tappeto dove siamo seduti per mangiare. Scorgo da lontano un gruppo di bambini che attenti e interessati guardano qui disegni che parlano di avvenimenti per loro molto passati e non vissuti. Forse il progetto è riuscito, la memoria si sta trasmettendo anche alle nuove generazioni. Vengo accolta in Khmer dai bimbi che ridono e giocano proprio su quella terra dove tante persone hanno dovuto lasciare questa terra perchè brutalmente strappati alla vita da folli uomini come loro. Ma forse queste risa e questi giochi danno nuova vita a questa terra che merita gioia, magari anche per le anime che la popolano.

Un ragazzo, che ci ha anche concesso l’intervista, mi si avvicina e mi racconta un pò dei disegni in un inglese alle prime armi, ma ottimo per farmi capire. Dice che quei bambini conoscono la storia, dice che rispettano il luogo e sono curiosi di sapere.

Aggiunge che lui prima aveva paura di quel luogo, pensava ci fossero i fantasmi. Poi ha capito e non ha più temuto quella terra.
Io sono basita dal coraggio di questa comunità. Quando andiamo via soffoco le lacrime per le emozioni che in poche ore questi luoghi e queste persone mi hanno regalato. Porterò con me per sempre un bagaglio insostituibile…”

“Sono felice di cambiare i piani e poter aggiungere qualcosa a questo viaggio di raccolta – non solo di materiale, ma soprattutto di incontri e di esperienze.
E così, come sono contenta di aver fatto vedere a Simona la Casa dei Mestieri, ora lo sono forse di più nell’avere l’opportunità di farle conoscere la comunità di Krang Tachian e la sua storia. Dopotutto la mia esperienza in Cambogia e tutto quello che è stato il lavoro successivo, nasce proprio qui.

Alcuni uomini del villaggio si fanno intervistare, passano mezz’ora a raccontarci moltissime cose interessanti.
La loro relazione con questo luogo, il loro impegno nel recupero della memoria e nell’appartenenza alla comunità è molto forte. Mi stupisce positivamente che guidati da Youth For Peace (l’associazione che si occupa del progetto) abbiano costruito un Museo della Memoria con $15.000 e che con altri $10.000 (circa 7.400 euro) riusciranno ad equipaggiarlo con materiali audio-video, computer, libri, etc.. in modo che questo museo non rimanga solo un polveroso ricordo, ma che sia un luogo dove i bambini e i ragazzi possano imparare.

E questo è solo uno dei punti positivi!

Ciò che più mi ha colpito è il fatto che l’associazione non avesse i fondi necessari per l’intero progetto, per cui sono stati gli stessi responsabili del villaggio ad andare casa per casa a chiedere contributi agli abitanti stessi del villaggio. Questo significa avere coscienza che a volte un “investimento” può essere utile per migliorare la condizione di vita della comunità.
Queste persone hanno capito che è possibile dare ai propri figli gli strumenti per uscire da quel ciclo di povertà a cui loro si sono sempre sentiti costretti e destinati e sono stati in grado di guardare nel lungo periodo.
Sono davvero felice di far parte di questo percorso di cambiamento e spero che anche tutto Laboratorio Mondo lo sia!”

incontri & scontri

2 Dec

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“Oggi è la giornata più frenetica da quando siamo qui. Sveglia alle 6:45 (per chi ci dice che siamo in giro in vacanza!!) perchè di prima mattina abbiamo l’appuntamento con la responsabile di una delle associazioni con cui Laboratorio Mondo collabora.
Purtroppo per noi, siamo in Cambodia, dove il concetto di fretta non esiste, così ci vuole un’ora perchè la colazione arrivi. un pò ci irritiamo..ma alla fine riusciamo ad arrivare in orario.
La giornata è un susseguirsi di incontri, alcuni meno produttivi, altri più profiqui.
Alcuni continuano a non dimostrare fiducia nonostante anni ormai di collaborazione. Altri – la maggior parte per fortuna – invece sono felici di vederci ancora una volta.
Questo riuscire a mantenere un contatto, questo incontrarsi di persona e sentirsi regolarmente fa dire ai nostri interlocutori “not only you like Cambodia, but you also CARE”.
Ne usciranno, da questi incontri, nuove idee e soprattutto percorsi precisi di collaborazione.
Da uno di questi incontri nasce anche l’idea di partire seduta stante per Krang Tachan , nella provincia di Takeo. Nel villaggio di Krang Tachan abbiamo già avuto modo di lavorare in passato ed anche a gennaio siamo stati ospitati qui per due giorni durante uno dei nostri viaggi.
Date le varie cose ancora da fare nel pomeriggio, decidiamo di partire la mattina dopo (altra levataccia!!).
Sono contenta, il bilancio è positivo e la serata in compagnia del nostro amico Seila mi ricorda i bei momenti passati qui..ma cari soci di Laboratorio Mondo, tutte queste novità significano tanto impegno in più per tutti noi! per portare avanti progetti importanti e condivisi dalla comunità..”

“Oggi è il giorno X, siamo a Phnom Penh e faremo una marea di cose per Laboratorio Mondo…e facendo questo mi si aprirà agli occhi la Capitale della Cambogia. Eccoci in piedi alle 6:45, ci prepariamo e facciamo la nostra colazione nel Mini Banana Hostel. La napoletana che c’è in Silvia (l’avrò influenzata?) eccola che viene fuori…strappa un prezzo di favore: “$10, because of that shit dog when we arrived yesterday..!” la tipa, stizzita, la guarda e le chiede come si permette di dare della SHIT al suo cane. Per fortuna il grassone antipatico interviene e spiega…meno male, il misunderstanding è chiarito.
Eccoci pronte per partire, Silvia contratta per la casa dei bambini, io sono convinta che, come al solito, saliremo su di un Tuk Tuk. Ebbene no… MOTO…in 3 però.
Sono preoccupata e tesa, spiaccicata tra l’impavido guidatore cambogiano e la rilassata e felice Silvia. Partiti. Non ho mai visto da così vicino la strada e le macchine, ci dipaniamo a destra e sinistra, evitiamo prontamente impatti tra veicoli. Ma qui è così, sono abituati, ci sanno fare. Arriviamo a destinazione, i miei capelli un pò sconvolti, a sono felice di aver fatto anche questa esperienza. Arriviamo al cospetto di A. e Silvia nel suo cinglish perfetto spiega del progetto di Laboratorio Mondo, racconta con passione dei viaggi di turismo responsabile che lei stessa segue, si fa portavoce della nostra associazione.
Abbiamo seminato, ora attendiamo i frutti della chiaccherata di stamattina. Conosco i bimbi del centro, parlano inglese e giocano a pallavolo. Mi smuove vedere l’amore che lega ancora Silvia a quei bambini e viceversa. La ricordano, le fanno feste, sono felici di vederla. E’ ora ormai di andare.
Cambiamo guesthouse e per nostra fortuna ci troviamo in un posto piacevole e pulito, assistite da persone molto cordiali. Veloce sistemazione, poi alla nostra porta bussa Synan..ma non quello che pensava Silvia..si tratta di un ex monaco di un villaggio in campagna che vuole un eventuale supporto da Laboratorio Mondo. Facciamo un pranzo veloce assieme a lui e sua cognata e cerchiamo di capire di cosa si tratta, dall’Italia poi approfondiremo via email e vedremo se proporre all’Assemblea di Laboratorio Mondo anche questa collaborazione o meno. Sono le 13:15, dobbiamo scappare via di corsa all’ufficio di Youth for Peace, dove abbiamo un meeting importante e riusciamo ad ottenere informazioni importantissime.
Dopodichè ci fiondiamo (sempre con un triciclo cambogiano) al mercato russo (non so perchè questo nome vista la presenza di prodotti tipici cambogiani). Shopping per la campagna natalizia di Laboratorio Mondo e poi torniamo alla nostra stanzetta. Sono stanca, ma tanto arricchita dentro.
La sera Silvia ed io camminiamo per il RiverSide e dal di lì torniamo a piedi verso casa. Una bella passeggiata serale con tante chiacchere piacevoli. Ma a letto presto. Domani alle 5:45 sveglia per andare a Krang Tachan…”

next stop: Phnom Penh.

2 Dec

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“Questa mattina ce la prendiamo con calma, colazione, si ragiona sul piano per i prossimi giorni, si controllano le email.
Mentre stiamo preparando la valigia e già pensando a dove mangeremo per pranzo, Mr Mao ci chiama annunciandoci che il pullmino per la bus station è già arrivato! Con un’abbondante ora di anticipo…evviva!
Ci portano alla stazione girando per stradine improbabili e alle 12:30 (ora di partenza prevista) arriviamo. Qui è pieno di bambini che vendono frutta appena tagliata, baguettes, formaggini, acqua.
Non ci lasciamo tentare e saliamo sull’autobus..che non si sa quando partirà davvero e di conseguenza a che ora arriverà!
Durante il viaggio non dormo per nulla. Il percorso che facciamo mi tiene incollata al finestrino. La Cambogia affascina anche quando, per motivi di tempo, non puoi esserne che uno spettatore.”

“Ciao ciao Siem Reap…Impreparate alla partenza delle 11:30 stiamo al tavolino colazioni prendendoci il tempo per sistemare le ultime cose…ma Bip-Bip!!! Suonano un clacson, è il nostro pullmino che ci porterà alla stazione degli autobus da dove partiremo per Phnom Penh.
Scesa dal pullmino tante bimbe ci corrono incontro offrendoci frutta..NO, NO, NO, grazie.. saliamo sul pullman e partiamo (con mezz’ora di ritardo). Scomodità è l’unica parola che mi viene in mente. Dormo con la testa penzolante, che dondola alla musica da karaoke cambogiana che scorre sullo schermo del bus. Un bus coi sedili rotti ma con un LCD e un lettore DVD. Strani accoppiamenti. Viaggio difficile e arriviamo a destinazione. Ma non è ancora finita qui, il peggio deve arrivare. Alla nostra guesthouse MINI BANANA ci accoglie la nenia di un funerale, oltre a una fresca e puzzolente cacchetta di cane nella stanza dove io e Silvia dovremo soggiornare stanotte…VOGLIO TORNARE DA MR.MAO!!!
Questo ometto grasso dalla faccia paffuta è antipatico davvero. Oltre al fatto che il suo inglese è INCOMPRENSIBILE. Usciamo, fuggiamo per cena. La cucina, però è in parte chiusa e su quattro cose che provo ad ordinare, mi viene detta la stessa cosa “we do not it now, the cooker is gone now” se n’è andato..e che diamine! sbotto, Silvia, con voce dolce, dice di non arrabbiarmi. Mi calmo, vado alla toilette ed incontro il cameriere con il quale sono stata scorbutica. Mi sento una cacchetta quando mi chiede scusa. Accetto e la cosa degenera perchè mi chiede il nome e – tutto sorridente – si fa scrivere il mio indirizzo email su un foglietto. Cose bizzarre succedono a Phnom Penh…ma domani è un altro giorno!”

Into the Angkor Era

1 Dec

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“Giornata da turisti: visita ai grandiosi templi di Angkor. Cerchiamo di evitare i turisti koreani (la banda dei cappellini rosa) e in generale cerchiamo gli angoli meno frequentati per godere appieno di quello che queste composizioni di enormi blocchi di pietra possono dirci. Anche solo sedersi sulla calda pietra all’ombra ad ascoltare i rumori della natura e del passaggio delle persone fra una galleria e l’altra permette di immergersi nella magia di queste strane costruzioni. Dopo esserci stata ormai non so più quante volte, continuo a stupirmi nel trovare sempre nuovi punti di vista.
La sera facciamo un giro per la città. Facciamo due chiacchere con una signora cambogiana abbondantemente incinta e con altri due bambini che corrono fra le sue gambe: lei, assieme ad altre donne, hanno creato una cooperativa che si occupa di riciclare sacchi del cemento o del mangime per i pesci, creando borse ed ogni genere di bustine molto carine. Ai turisti queste cose piacciono e loro riescono a contribuire al sostegno di tutta la loro famiglia: è una storia molto bella, a dispetto di molte altre che possiamo vedere coi nostri occhi.
I negozi di souvenir con prodotti tutti uguali si sono moltiplicati e riuscire a vendere diventa molto difficile.
Anche i guidatori di tuk tuk sono molto aggressivi in quanto preoccupati costantemente dal debito contratto per l’acquisto del loro mezzo.
Nella città di Siem Reap tutti giungono accecati dal mito dei soldi facili dei turisti, ma una volta qui tutto è più difficile del previsto. Ogni volta qui sono sopraffatta dalle urla di una città che è diventata tale negli ultimi 10 anni, solo grazie al turismo.
Per questo stasera, dalla terrazza dell’x-bar, mentre guardo con sospetto il piccolo studio di un tatuatore, penso che non vedo di arrivare a Phnom Penh, che la sua puzza di vero mi manca.”

“È passata un’altra giornata. Oggi ho vagato tra la maestosità di templi antichi, tra i quali sentivo aggirarsi i fantasmi dei grandi guerrieri…quello che la vista di grandi statue provoca in me, i bassorilievi che raffigurano apsare, guerrieri e re, beh anche l’udito se ne fa partecipe. Di fronte alle rappresentazioni di guerra sento il tintinnare di spade, i nitriti dei cavalli, le urla dei feriti… E la più bella sensazione me la danno tutte le raffigurazioni della leggenda del “tiro al serpente” tra buoni cattivi dal quale si forma “l’Oceano di Latte”.
Sembra di sentire i gemiti di fatica, lo sforzo delle due parti. Tutto è surreale…
Nella giungla, immerse nella natura più selvaggia, ci aggiriamo tra le pietre di uno dei templi in costruzione. Questo stato d’animo di pace misto alla paura che mi fa la giungla è qualcosa di magico…
Tra una risata, un video sull’attrazione fatale che Silvia suscita sugli asiatici ci troviamo all’uscita dell’imponente templio di Ta Prohm. Ed è ora di avviarci verso la nostra guesthouse. Pisolino, doccia ed eccoci pronte per una passeggiata tra le vie del centro di Siem Reap.
Cena vegetariana rovinataci dalla preponderante presenza di un’erbetta malefica che ad ogni ruttino, ancora ora mentre scrivo (è notte) mi torna su con il suo aroma forte e fastidioso.
Shopping per Laboratorio Mondo e, dopo essere state pedinate da due russi viscidi ( il fascino di Silvia sugli asiatici è direttamente proporzionale a quello che ho io sui russi), ci ritroviamo in un locale davvero carino del centro. Chiacchiere e foto, per un attimo spensierate passiamo un’oretta del sabato sera come se abitassimo nella città da sempre… tornate a casa eccoci pronte per dormire… ma alcuni animaletti dal morso facile non mi danno pace.. Sono già le 3:45…

P.s. Per tutti quelli che compreranno borse e portafogli qui comprati- sappiate che oltre al “progetto cambodia” ai quali si devolverà il ricavato, avrete comunque regalato un sorriso alla famigliola che ci ha fornito tutte le borse e i portafogli, fatti da una giovane mamma di Siem Reap che tra qualche mese darà alla luce il suo terzo bimbo…”

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