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Fattore Emergenza

14 Jan

Cosa intendiamo per sicurezza? difesa? paura? emergenza?

Il fenomeno delle migrazioni si colloca nel contesto di uno scenario ingiusto al punto da indurre a prendere in considerazione le ragioni dei Paesi di origine.

Risuona nelle orecchie lo slogan “Aiutiamoli a casa loro”, con l’intento di far passare per sagge politiche restrittive alle quali corrisponde il disimpegno sul piano degli aiuti. I Grandi della Terra, nei loro incontri, rinnovano le promesse di intervento, ma si tratta degli stessi impegni presi nel passato e finora non mantenuti. Molti Paesi considerati sviluppati, e in particolare l’Italia, sono lontani, in realtà, dal devolvere per lo sviluppo lo 0,7% del PIL, stabilito come obiettivo minimo a livello internazionale. E’ vero che l’Italia è un Paese con diversi problemi (povertà, malavita, stipendi bassi, forte inflazione etc.) ma ciò non giustifica il disimpegno rispetto al problema dello sviluppo mondiale e neppure la chiusura nei confronti dell’immigrazione.

Alcune economie, come quella della Moldavia, ricevono più di un quarto del PIL nazionale: si può immaginare cosa capiterebbe se, in cambio di un improbabile aiuto in loco, venisse meno il contributo degli emigrati?

La società è lo specchio di ogni tempo ed è il luogo che accoglie o respinge chi vi entra. Le remore da parte degli italiani a livello sociale, culturale e religioso, hanno trovato una sponda nel nuovo decreto legge entrato in vigore l’8 agosto, (Pacchetto Sicurezza, legge 94/2009) che si è occupato dell’immigrazione solo con misure di carattere restrittivo: introduzione del reato di clandestinità (nonostante il numero dei clandestini, dal 2003 ad oggi sia in costante diminuzione, il che significa che il territorio è stato in grado di far emergere situazioni irregolari che oggi, regolarizzandosi, si sono consolidate), aumento dei parametri finanziari, e richiesta del certificato di idoneità alloggiativa plurimo, per i richiedenti il ricongiungimento familiare, introduzione di un versamento di 200 euro a carico di chi richiede la cittadinanza o il rinnovo/rilascio di un permesso di soggiorno, previsione di un premesso di soggiorno a punti etc.

E’ opinione di chi scrive che gli “stranieri” non siano persone dal tasso di delinquenza più elevato rispetto agli italiani, non stiano dando luogo ad un’invasione di carattere religiosa, non consumino risorse pubbliche più di quanto non versino con tasse e contributi, non nutrano sentimenti opportunistici o di indifferenza verso il Paese che li accoglie, ma anzi, opinione personale è che queste persone, perché è di questo che si sta discutendo, apportano un valore aggiunto positivamente rilevante ai fini della convivenza sociale.

Nel dibattito pubblico non manca chi sostiene che nella nostra società è accettabile  una presenza multietnica, ma non multiculturale, e tanto meno interculturale, dunque una sorta di mera presenza fisica in assenza di scambi, intrecci e fusioni, secondo un’impostazione di divisione, quasi ghettizzazione.

Si continua a considerare “stranieri” gli immigrati e a trattarli come tali, la dimensione umana viene inglobata da un sistema restrittivo ed esclusivo che mira a classificare il valore dell’individuo.

Sarebbe più opportuno puntare su strumenti interculturali, sulla mediazione, pratiche attualmente eclissate da un’eccessiva insistenza sulla sicurezza, ma che sono la chiave che permetterà di generare una società aperta e consapevole.

[Elena Bardi]

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