IL DIARIO DI BORDO DEI NOSTRI VOLONTARI – CAMBODIA NOVEMBRE 2016

Nota al lettore.

Non siamo soliti omettere i pensieri dei viaggiatori, un’esperienza di questo tipo è senza dubbio un concentrato di emozioni, impressioni e sentimenti che vengono vissuti in gruppo, ma le parole che vengono riportate sul diario nascono da riflessioni individuali. La scrittura del diario è un momento molto importante durante il quale il volontario non riporta solo la cronaca di quanto accaduto durante la giornata trascorsa, ma condivide le proprie sensazioni, le impressioni, regalando a chi leggerà il proprio punto di vista. Questa è la ragione per la quale negli anni, la nostra organizzazione non ha mai modificato/omesso/censurato alcuna parola. Ecco perché in questo diario, come in quelli precedenti, troverete anche osservazioni critiche nei confronti di quanto accaduto durante il Campo: riportarli perché possano essere letti dai più è una questione di correttezza verso chi ha scritto questi pensieri.

Per questo diario, a differenza degli altri, però, è sorta la necessità di fare alcune precisazioni, non tanto nei confronti delle critiche avanzate, quanto nella descrizione errata di alcuni eventi. Ciascun pensiero è stato trascritto in modo puntuale, nonostante alcuni concetti fossero errati. Di seguito le precisazioni:

1. Il referente del Workcamp di novembre 2016 è Nicholas Nanni, nessun Nicola è partito con il gruppo.

2. a Kraing Tachan non esiste alcun Miniclub, è a discrezione di chi ha scritto scegliere di utilizzare questo termine per riferirsi, probabilmente, alla scuola dell’infanzia,  Kindergarten Building Future for Children.

3. durante l’incontro con l’ong Youth For Peace, avvenuto in data 11.11.2016, alcuni volontari hanno evidenziato le carenze nella progettualità stupendosi del fatto che ancora non ci fosse un programma da proporre. Questa osservazione, senza dubbio fatta in buona fede, è frutto di una incomprensione linguistica. Oggetto dell’incontro con l’ong era la progettazione della nuova programmazione anno 2017/2018, ragione per cui, ancora non vi era un programma specifico da proporre.

4. In Cambogia ci sono esattamente 12 ore di luce e 12 ore di buio. L’arrivo al villaggio è stato ritardato da alcuni imprevisti, principalmente il traffico e le numerose soste lungo la strada hanno fatto sì che l’arrivo dei volontari avvenisse dopo il calar del sole. Durante il tragitto in Minivan più volte si è cercato di calcolare l’orario di arrivo, ma puntualmente l’orario veniva spostato in avanti per le ragioni sopraccitate. Al nostro arrivo le famiglie hanno tardato 10 minuti a presentarsi, perché erano nelle case a tenere al caldo la cena, visti i ripetuti ritardi.

5. prima della partenza, in Italia, i volontari partecipano ad una formazione specifica durante la quale acquisiscono informazioni propedeutiche al workcamp, alla tradizione e ai diversi modi di vivere in Cambogia. Le riflessioni che nascono in seguito a questa formazione sono personali del volontario, il quale, giustamente, una volta in loco si trova a contatto con una realtà fino a quel momento solo immaginata. Intento della formazione è, quindi, quella di evidenziare le differenze tra le due culture, per poi scaturire una riflessione mirata ad individuare i molteplici punti di contatto tra due Popoli solo in apparenza opposti. Purtroppo non sempre queste riflessioni confluiscono; le regioni sono le più disparate, partendo da una formazioni eseguita male, fino ad arrivare ad una mancanza totale di interesse nell’osservare la realtà che ci si presenta di fronte, scegliendo di rimanere ancorati ad una millantata superiorità intellettuale e culturale, che può arrivare a definire certe persone come dei “poverini”, usando toni bonari, o come dei cricetini, usando metafore animali.

6. La gestione del tempo in Cambogia è diametralmente opposta a quella Italiana, nonostante nel mondo gli italiani abbiano la nomea di essere fannulloni… Questa condizione spesso lascia nei volontari la sensazione di sprecare opportunità oltre che tempo. Per questo, sempre in fase di formazione, si parla molto della caratteristica gestione dei tempi cambogiani.

È responsabilità del gruppo condividere anche i diversi momenti di lentezza durante la giornata, la lentezza è una parte fondamentale dell’esperienza, per quanto ostica e pericolosa possa apparire, per quanto possa essere, sempre in buona fede, scambiata con disorganizzazione.  Al contrario, può essere la scusa per conoscersi meglio e condividere pensieri e riflessioni tra il gruppo e tra noi stranieri e i locali.

7. nel villaggio gli adulti parlano quasi unicamente la lingua Khmer, a parte i ragazzi, in pochi parlano in inglese. Per questa ragione la barriera linguistica è reale, e si alimenta anche da modalità di comunicazioni diverse tra italiani e cambogiani. Cosa possiamo fare per sfruttare a pieno un’esperienza di questo tipo? Abbiamo due scelte: crogiolarci nel fatto che la barriera linguistica non esista, e farci carico, in quanto occidentali, di istruire un popolo a comunicare con noi, oppure accettare la difficoltà di comunicazione, a volte subendole, a volte ingegnandoci per riuscire a trovare alternative allatradizionale comunicazione verbale.

 

8/11/2016

 

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“Sono Arrivata a Phnom Penh  piena di entusiasmo per questa nuova avventura. Durante il viaggio col Tuk Tuk osservare questa nuova terra è stata una scoperta ad ogni occhiata!”

“Arrivati a Phnom Penh, il viaggio è stato lungo, ma discretamente comodo, sull’aereo abbiamo iniziato a conoscerci meglio. La mia vicina è stata Anna, mi piace molto è una persona aperta e positiva. Una volta arrivati ci ha accolto il solito caos. Forse questa volta ancora di più, la strada che costeggia l’aeroporto  è un cantiere a cielo aperto. Poi siamo arrivati in Guest House. Quest’anno finalmente cambiamo quartiere e anche se non c’è la finestra in camera, si sta molto meglio!Retroy Sursday Phnom Penh!”

“Già all’aeroporto di Phnom Penh, dopo 15 ore di volo, ho capito che questa capitale mi avrebbe “sconvolto”: il caos è totale!!! Per raggiungere il nostro resort è il delirio saliamo su 2 Tuk Tuk, mezzo motorino e mezza gabbietta…il traffico per il centro è veramente incredibile e penso “è mattino, sarà ora di punta!” Sbagliavo… a Phnom Phen è sempre così! La cosa che più mi colpisce in questa prima giornata è il caos, il traffico, gli odori, i rumori, i colori, gente che ovunque chiama, chiede, offre, propone…e anche ammicca un sorriso”

“La giornata comincia presto, prestissimo. Ci attendono tante ore di viaggio, tra treni, voli aerei e Tuk Tuk. I tanto adorati Tuk Tuk che fin dal nostro arrivo ci hanno portato in giro per la capitale. Arriviamo stanchi all’aeroporto di Phnom Penh.

Tutto è nuovo, caotico, in movimento. Saliamo su un Tuk Tuk diretti verso la nostra Guest House.”

“Arrivati a Phnom Penh, dopo un viaggio stancante, il caldo torrido e il casino del traffico mi hanno destabilizzato. La sporcizia e il caos sono le cose che ricordo meglio di quel primo giorno. Il Tuk Tuk  è stata una botta di fresco ogni volta che lo prendevamo. Finalmente lasciamo il pesantissimo zaino in ostello e ripartiamo subito alla scoperta della capitale. Giriamo sotto un caldo torrido, intorno alle vie dell’ostello… Aspettando che Marco arrivasse a Phnom Penh. La giornata finalmente termina perché la stanchezza si è fatta sentire parecchio durante questa giornata.”

“Sono Arrivata a P.P. piena di entusiasmo per questa nuova avventura. Durante il viaggio col Tuk Tuk osservare questa nuova terra è stata una scoperta ad ogni occhiata! Ho avuto l’impressione di cogliere con lo sguardo tutta la diversità in cui sono immersa!! Il massaggio kmer tradizionale: BELLISSIMO!”

“Arrivo a Phnom Penh, in serata, dato che  ho preso un volo diverso dagli altri. Il caldo, l’umido e il caos mi accolgono. Breve tragitto in Tuk Tuk dall’aeroporto alla Guest House, che sono costretto a fare con la krama sul muso per proteggere le vie respiratorie dallo smog. Il tempo di una veloce cena di cucina cambogiana ed è già l’ora di andare a letto.”

“Dopo un lungo viaggio e tanti film americani, eccoci arrivati a Phnom Penh. Appena uscita dall’aeroporto ho subito respirato aria di casa, sarà che sono venuta l’anno scorso, quindi tutto mi è sembrato molto familiare, anche se……… dopo qualche Km in Tuk Tuk ho capito che Phnom Penh è cambiata completamente, è una città in continuo cambiamento e sono pronta ad immergermi nel cambiamento questo mese!”

9/11/2016

“Io sono qui, noi siamo qui e il nostro compito da volontari, da uomini è quello di essere persone consapevoli, pronte al cambiamento e al rispetto dei diritti umani.”

 

“Oggi abbiamo visitato i Killing Fields e Toul Sleng, è una tappa obbligatoria, fondamentale per comprendere il passato del paese e l’attualità di questo popolo. La mia attenzione è stata attirata ancora una volta dalla città che cambia, il cemento e la polvere avanzano portando con loro il rumore dei motorini, della trivelle e delle auto. Solo una domanda: “Ma dove andranno tutti così di fretta?”.

La sera Riverside, mi si sono contorte le budella per lo schifo a cui ho assistito, abbiamo fatto delle foto, il fermento era ovunque, ma ancora di più lo squallore. In Cambogia c’è la prostituzione, in Cambogia c’è la pedofilia, anzi no in Cambogia ci sono puttanieri e pedofili e sapete chi sono?! Persone impensabili, occidentali, settantenni che comprano un rapporto con un bambino di pochi anni, e queste scene sono ovunque in ogni angolo della città. Alla luce del sole, senza vergogna, come se fosse normale, finalmente normale. Spero che il lavoro fatto questa sera porti a qualche risultato”

 

“Giornata molto impegnativa, per  me, emotivamente intendo. Oggi siamo partiti presto, sempre in Tuk Tuk per raggiungere in pochi km, ma rumorosissimi e frastornanti, il sito dedicato alla memoria della tragedia che i Khmer Rouge hanno inflitto al paese negli anni 70. La sensazione è stata un po’ di rammarico, oltre ovviamente di tristezza, perché mi pare che questi luoghi siano ora un po’ sfruttati per attrarre i turisti che non so quanto riescono a sentire la tragedia, perché durante le visite che abbiamo  fatto ho notato che si facevano dei selfie!!                                                                                             Anche la serata è stata molto shoccante! Siamo stati sul lungo fiume per fotografare un fenomeno orrendo che purtroppo pare passi indifferente a tutti. Abbiamo infatti visto numerose ragazzine proporsi come passatempo per i turisti. Ma non solo!!! Molti anziani turisti adescano bimbi e bimbe molto piccoli, e li gratificano con dolcetti e popcorn per poi fare il loro sudicio sporco e inammissibile sfogo sessuale. Abbiamo fatto del nostro meglio avvisando un organo preposto che ha mandato due persone per fare le dovute segnalazioni comunque è evidente ovunque che qui il sesso a pagamento è lecito a ogni età e per ogni sesso! Inaccettabile, inammissibile, doloroso!!”

 

“Siamo a Phnom Penh. Anche oggi ci alziamo presto ma con il corpo e lo spirito risollevati da una buona dormita. Nonostante il caldo, il materasso duro e i miei incubi notturni! Partiamo a bordo dei Tuk Tuk diretti verso i Killing Fields. Motorini. Tanti tantissimi. Donne. Uomini. Tutti guidano un mezzo di locomozione. Anche le auto sono tante, molte sono macchine americane di seconda mano mi spiega Nicholas. E tutti tutti sono impegnati a fare qualcosa. Cucinare, aggiustare, vendere. Ma c’è anche chi è fermo a non fare nulla e seduto sulle ginocchia osserva quello che accade intorno. Dopo i Killing Fields ci aspetta la visita al liceo trasformato durante il regime dei Khmer Rossi in un prigione. Quello che doveva essere un luogo di studio e di amicizie venne trasformato in un luogo di terrore. Difficile rimanere impassibili di fronte alle facce di decine e decine di uomini e donne. I loro volti si accumulano nella mia testa. Volti di esseri umani come me, privati di tutto, uccisi in maniera violenta e dolorosa.

A pranzo i miei primi noodles. Non c’è molto da dire su questa mia esperienza di cucina cambogiana. Sapori e consistenze completamente nuovi per me che in quanto a cibo sono solitamente molto limitata nelle mie scelte! Ciononostante l’intero piatto di noodles è finito nella mia pancia! Siamo passati davanti al palazzo reale, ma non lo abbiamo visitato. Dicono che abbia dei bellissimi giardini, spero che avremo modo di tornarci durante gli ultimi giorni. Ora siamo fermi al blue pampkin. Pausa caffè e gelato. Claudia ha mangiato i pancake con le banane. Qualcuno beve un succo rigorosamente senza ghiaccio. A noi si è unito Tokla, insieme stiamo definendo la vista delle cose da comprare per il villaggio. Lihai caro diario, torno in mezzo agli altri.

PS. Ho visto i bagarozzi.”

 

“Sveglia prestissimo ancora stanca andiamo a farci una colazione super che mi da l’energia per affrontare la giornata. Andiamo a visitare Choueng Ek, è stata una visita molto interessante,  Nicholas ci ha spiegato la storia dei Khmer Rouge, il posto era molto bello, si respirava un’aria un po’  inquietante, pensare che il genocidio di quelle povere persone è accaduto non tanto tempo fa negli anni settanta.

La seconda visita e’ stata all’interno dell’ex liceo della capitale oggi trasformato in prigioni. È stato più dura visitare veri posti macchiati ancora dal sangue.

Il pranzo mi è piaciuto moltissimo, siamo andati a mangiare i tipici noodles cambogiani all’interno di un posto super tipico, i noodles erano buonissimi, ho sentito per la prima volta il latte di cocco!!

Nel pomeriggio siamo andati a visitare il riverside lungo il fiume si vedeva di tutto. Un caos di persone, bambini abbandonati a se stessi per terra a chiedere l’elemosina. Li vedevi mangiare da per terra in mezzo a una tale sporcizia inoltre abbiamo potuto constatare ciò che Elena ci aveva già anticipato alla formazione. Il discorso della prostituzione minorile, è stato molto forte per me vedere quelle scene. Anziani occidentali insieme a bambini, così davanti agli occhi di tutti. Seduti in un locale e poi a salire di sopra. Agghiacciante vedere ciò ma ancora di più che nessuno fa niente per fermare questa situazione, tutti sono consapevoli tanto che i pedofili lo fanno alla luce del sole.

Siamo stati noi che abbiamo dovuto chiamare un’associazione che si occupa di questo problema. Ma mi è sembrato che quello che abbiamo fatto sia valso a poco. La situazione continuerà ad esserci sempre. La serata è terminata ma con un senso di amarezza.”

 

“Giornata impegnativa emotivamente nei luoghi della memoria. L’energia in questi campi è malinconica per ciò che è stato. Qui è pieno di libellule in volo. Il tragitto per arrivarci è stato interessante e vivace, la periferia è meno rumorosa di Phnom Penh, si inizia a sentire calma ed è  semplice cogliere momenti di vita quotidiana. Sembra tutto così autentico!!

Nel pomeriggio tornati a Phnom Penh è stato pesante osservare come la prostituzione minorile da parte degli stranieri sia così ben tollerata in città. Ho fatto fatica a prendere sonno perché alcune immagini continuavano a tornarmi alla mente.

Ogni angolo della città è ricco di diversità, e come se sono diverse le emozioni che nascono. Sono molto felice di essere qui.”

 

“Mattinata iniziata presto, dedicata alla visita dei siti storici riguardanti il recente passato di questa controversa nazione. Tuol Sleng e Choeung Ek: La prima era una scuola, trasformata in prigione dai Khmer Rouge, il secondo, chiamato anche Killing Fields, furono dei campi di sterminio veri e propri.  Sono posti molto forti con foto, disegni e racconti nudi e crudi che ti fanno riflettere su quanto queste persone abbiano spinto al limite il loro lato peggiore.                                                                     Questo è un popolo che non credo abbia affrontato e superato il passato, credo lo abbiano solo sotterrato.”

 

“Tornare a Tuol Sleng e Choung Ek (ho sbagliato a scriverlo lo so) lascia sempre l’amaro in bocca, fa riflettere su come la storia non sia servita a nulla. Cosa sta succedendo oggi nel mondo ad Aleppo in Siria ,in Grecia, nei Mari? Quante vite ancora oggi vengono sacrificate dal potere, dall’interesse e dall’individualismo. Io sono qui, noi siamo qui e il nostro compito da volontari, da uomini è quello di essere persone consapevoli, pronte al cambiamento e al rispetto dei diritti umani.”

 

“The time passes so fast. Finally we have another time to meet each other. It i san hard work to help Kraing Tachan Community. It was very happy, comfortable, warm and good time to meet each other at Phnom Penh, Blue Pumpkine. I was very happy to reserve a call and sms from Nicholas that we are going to meet each other. Slowly walked to the dated place nearly the riverside, Phnom Penh. It was a wonderful time to meet each other and talked about the project at Kraing Tachan. It was very grateful to meet new italian friends coming to Cambodia. It was also the unforgettable and memorable time to see all of you. It is the second time of this year that Italian came to Cambodia in order to support Kraing Tachan Kindergarten, Computer Class and soon. It is the important and indispensible project that can help childreen in Kraing Tachan Community. I would like to pay my profund gratitude to Lab Mondo, that always pay attention and leave a strong commitment to help us.”

 

10/11/2016

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Stamattina ci siamo diretti al Russian Market, tipico mercato locale dove si trova davvero di tutto, è stato il mio primo vero contatto con la Cambogia. Adoro i market di questo tipo, dove i profumi , il fumo dei pentoloni e le voci dei venditori si mescolano.”

 

“Oggi abbiamo fatto un giro per la capitale, abbiamo camminato parecchio e visitato diversi quartieri, la cosa strabiliante sono le diverse facce che mostra la città, i quartieri sono lo specchio di quello che è la capitale oggi, ricchi di contraddizione, una facciata a volte bella, a volte meno. Mi piace chiacchierare con i ragazzi, nel gruppo sto trovando dei buoni compagni di viaggio.”

 

“Questa terza giornata a Phnom Penh è stata dedicata alla visita dei vari quartieri lo splendore è offuscato! La città è purtroppo invasa da troppa gente, troppi motorini, troppo tutto, troppa sporcizia.   I quartieri sono veramente vari. I palazzi reali, le pagode, le banche, le bottiglie di benzina vendute dai fruttivendoli, il cibo appeso e proposto ovunque senza nessun rispetto delle norme igieniche. Troppo di tutto, tenuto male, e invaso dalle miriadi di motorini che girano continuamente come criceti impazziti nelle loro ruote. Abbiamo visitato anche i mercati, frenetici ma affascinanti. Ho apprezzato la laboriosità di questi criceti e lo sforzo che stanno facendo.”

 

“Scimmiette a Wat Phnom. Fiori di loto e preghiera. Visitiamo il parco e la pagoda. Il viaggio procede. Nel pomeriggio ci avventuriamo spensierati all’interno del mercato russo. Quanti colori, quante stoffe, oggettistica varia statuette ma anche tantissime cose da mangiare: frutta, pesce, carne. Non ci sono angoli vuoti è incredibile quante cose ci siano qui dentro.”

 

“La mattina ci siamo diretti verso il Russian Market il tipico mercato cambogiano mi è piaciuto moltissimo. Ci siamo immersi in questo mercato gigantesco, dal vestiario, all’oggettistica fino a passare alla parte dedicata al cibo, profumi di spezie, puzza incredibile di carne e pesce, ma super caratteristico. Nel pomeriggio ci siamo spinti verso il Central Market a comprare il materiale per il villaggio, mi sarebbe piaciuto di più essere più coinvolta nella scelta degli articoli per le attività da svolgere al villaggio. La sera siamo andati a cenare indiano. Una cucina che non avevo mai provato che ho apprezzato davvero tanto.”

 

“Giornata dedicata ai mercati. Il mercato russo mi è piaciuto moltissimo, così tipico e tradizionale. È stato divertente entrare nella vita delle persone locali. Vedere cosa mangiano, come trascorrono il tempo, che tradizioni hanno sentire i profumi e assaggiare il cibo di  strada. Fare delle foto e celebrare quel momento presente. Sono qui.

Il pomeriggio siamo andati alla ricerca di materiali per il centro educativo, penso che con la divisione dei compiti sulle cose da acquistare mi sarei sentito più utile.”

 

“Stamattina ci siamo diretti al Russian Market, tipico mercato locale dove si trova davvero di tutto, è stato il mio primo vero contatto con la Cambogia. Adoro i market di questo tipo, dove i profumi , il fumo dei pentoloni e le voci dei venditori si mescolano, ipnotizzandomi completamente, le foto e i video girati li non renderanno mai l’idea di come mi sono sentito là in mezzo”

 

“Oggi giornata di acquisti per il gruppo di LM! O meglio per me, l’Elena e Nicholas. C’è chi si lamenta dicendo di non essere stato coinvolto nella scelta e acquisto dei materiali. Mi chiedo c’è bisogno di essere coinvolti? Questa è un’attività che era stata programmata, discussa in formazione e ieri con Tokla. Nessuno mi ha chiesto “Hei Sara vieni a comprare?” mi sono semplicemente unita in un negozio dentro il Central Market dove non c’era spazio vitale e faceva un gran caldo per partecipare ad un’attività, pur non sapendo nulla in materia di asilo, avevo semplicemente piacere di stare lì! Spero che le persone di questo gruppo, che mi sembrano molto distanti da me, possano in qualche modo aprirsi. Aprirsi nei momenti comuni come le cene o le merende, dove invece che guardare il telefono si potrebbe conversare. Ieri è successa una cosa molto brutta, è arrivato Tokla il big brother di Kraing Tachan, e la situazione che si è presentata è stata questa: due persone stese sui divanetti del locale, stranamente con il telefono in mano, che di Tokla (pur sapendo chi fosse) non se ne sono fregate. Rivederlo per me è invece stato bellissimo, non lo è stato fino in fondo grazie al comportamento dei membri del gruppo. Membri che si lamentano di non aver partecipato alla scelta dei materiali, quei materiali sono stati discussi e scelti in mezzo ad un tavolo tutti insieme con Tokla, Nicholas, Anna, Margherita, Elena e Marco, Sveglia!”

 

11/11/2016

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11.11.2016

“La strada si fa di terra rossa polverosa. Ci sono stagni con ninfee e fiori di loto ogni tanto una palafitta. Finalmente un po’ di natura. Sono molto felice.”

“Incontro con Youth For Peace, come al solito le idee sono molte, ci metteremo a lavorare a testa bassa. Poi il villaggio e dunque la Cambogia che amo! Rivedere la Maday è stato bellissimo, stasera vado a letto con pensieri felici.”

“I preparativi per raggiungere il nostro villaggio si stanno concretizzando. Questa mattina, infatti, abbiamo incontrato i responsabili di Youth For Peace che, insieme alla comunità ci affiancano per i progetti. L’incontro è stato piuttosto frettoloso e mi sono un po’ meravigliata di apprendere che bisogna ancora preparare il programma da proporre. Servirà un altro incontro subito dopo le nostre giornate al villaggio, per capire come muoversi. Si è parlato di cercare i fondi per portare a K.T. una persona professionalmente pronta che a sua volta aiuti nella formazione gli insegnanti locali. Speriamo bene! Poi ci siamo dedicati agli acquisti dei materiali didattici da portare al villaggio. E finalmente siamo partiti!!! Felici di lasciare la caotica capitale e pieni di entusiasmo per la nostra volontà di portare competenze e amore nelle risaie di questo popolo semplice. In realtà l’arrivo al centro di Kharan Tachan è stato piuttosto deludente perché non c’era nessuno ad attenderci, come invece avevamo pensato.”

“Dell’incontro con Youth For Peace mi sembra di capire che c’è molto da lavorare per scrivere e realizzare un progetto educativo efficace e una comunità che ponga il bambino al centro.

Dopo pranzo si parte per il villaggio, che bello! Non vedevo l’ora! Il viaggio mi piace moltissimo per i paesaggi che si attraversano, i villaggi, la gente è tutta una scoperta!

Sono arrivata al villaggio piena di emozione e un po’ di imbarazzo, ma in pochi minuti una bambina mi ha presa per mano fino a casa.

L’incontro con la famiglia è stato bellissimo è un posto fuori dal mondo, questa palafitta di legno, sono gioia.”

“Ultimo risveglio in capitale prima di partire per il villaggio però finiamo di acquistare gli ultimi materiali didattici che serviranno ai bambini del nostro villaggio. Prima di pranzo, facciamo l’incontro con Youth For Peace, della chiacchierata con Sokkoeun emerge il problema di creare un vero e proprio progetto educativo all’interno del villaggio e il discorso dell’importanza dell’aggiornamento degli insegnanti per me fondamentale.

Terminato l’incontro, saliamo sul minivan e dopo circa 4 ore arriviamo al villaggio, un posto sperduto e isolato, arriviamo col buio quindi è stato difficile farmi un’idea del posto in cui mi trovavo, le persone ci hanno accolto timidamente con dei sorrisi. Finalmente ci dividiamo e conosciamo la famiglia, mi hanno fatto subito una bellissima impressione, una famiglia di donne di varie generazioni tutte sorridenti, gentili e disponibili al massimo per farci sentire a nostro agio. Per me è stato tutto nuovo, non avevo aspettative di come potesse essere KT. Cibo nuovo tradizionale, abituarsi alle loro abitudini. Dormire in una palafitta, tutto così diverso ma così bello, mi è sembrato di essere tornata indietro con il tempo, a dormire dentro un sacco a pelo, usare la torcia e avere il bagno fuori proprio come facevo agli scout. Inizia l’avventura!!”

“Siamo arrivati al villaggio. A bordo di un piccolo minivan abbiamo percorso una lunga strada asfaltata circondata, sia a destra che a sinistra di risaie e risaie a perdita d’occhio. ogni tanto un villaggio, un mercato. Lungo il camino incontriamo di tutto. Poi finalmente una svolta a destra segna un deciso cambio di paesaggio. Non ci sono più baracche e motorini che corrono in tutte le direzioni. La strada si fa di terra rossa polverosa. Ci sono stagni con ninfee e fiori di loto ogni tanto una palafitta. Questo mutamento mi solleva. Finalmente un po’ di natura. Sono molto felice.

Conosciamo la nostra famiglia che è quasi buio. All’inizio ero spaventata, temevo di non riuscire a legare con nessuno. Solo il tempo e la volontà di creare anche sola un piccolo legame lo avrebbe potuto dire. Ma l’accoglienza è stata calorosa, soprattutto da parte della nonna che ci ha passati tutti al setaccio controllando lo stato delle nostre braccia. Sulle mie non ha trovato molta ciccia, ma non sembrava essere un problema.

Prima cena al villaggio al lume di una sola luce attorno alla quale volteggiano i moscerini. E poi nanna nella nostra reggia. Il pavimento non è così duro col materassino e la zanzariera con i fiori fa apparire la nostra parte di stanza un po’ più  magica.”

 

“Strade trafficate, smog, caos, puzza di rifiuti io vi saluto e me ne torno a casa mia, a Kraing Tachan! Come posso descrivere il ritorno al villaggio? Semplicemente non posso farlo. È stato come abbracciare la mamma dopo un mese che non la vedi, spaziale! Ho anche conosciuto una nuova famiglia e ho un letto su cui dormire! Quindi dopo questa posso volare sulla luna. Buonanotte io qui sono io e quando sono io sono felice! Retroi-Sursday!”

 

“Il minivan ci aspetta di primo mattino sotto casa. Carichiamo gli zaini e si parte, andiamo ad incontrare due responsabili di Youth For Peace, un’associazione locale che collabora con Laboratorio Mondo. Si parla del fatto che serve portare una persona professionalmente preparata, che possa portare costanza e competenza al villaggio.

Si parte per K.T, arriviamo dopo circa 4 ore di viaggio, al buio. Ci accoglie il sindaco con Tokla e alcuni locali, sono abbastanza stanco, conosciamo le famiglie che ci ospiteranno, ceniamo, sistemiamo gli zaini, e solo quando chiudo gli i occhi per dormire che realizzo dove mi trovo. Fantastico.”

 

“As scheduled, we worked to come to Kraing Tachan. I went to take the exam, and italian volunteers went to Youth for Peace. After took the exam, I arrived in Kraing Tachan at three in order to check everything in families.

We selected three families in the village to the italian. When I reached Kraing Tachan at three o’clock.  I saw many children and families come to wait italian. I asked them “How long did you wait?” They said “we wait since  12.00 p.m”. Then I called to the minivan driver, and he said now I’m still in Phnom Penh.

Around 6.00, I saw a slow, oldish and white minivan went straigh to Kraing Tachan. Some people said “Hello” and some called my name “Tolla Tolla”. I quickly ran behind the minivan with few children and my sister, and italian did greeting to each other, and talked. We were waiting few minute sto open the meeting room for putting the new materials that we bought, from Phnom Penh. After we leave things in the meeting room, we went to the host families.”

 

12/11/2016

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“Kraing Tachan è invasa dai bambini che ti coinvolgono con la loro vitalità e i loro sorrisi!È bello vedere come ognuno di noi cerchi un modo per comunicare con lingue diverse. Si leggono le espressioni e i volti che dicono molto di più.”

 

“Sono felice la casa che ci ospita è bellissima, pulita in mezzo al verde e si respira aria di serenità e la famiglia è veramente dolcissima e ospitale. Si sono velocemente abbassate tutte le paure. La mamma, la nonna e le ragazze di questa famiglia, composta di sole donne, mi fanno sentire molto bene. Mi hanno accolto con le mie differenze. Niente a che vedere con tutte le regole e le difficoltà che ci erano state presentate durante la formazione e che mi hanno tenuto in ansia per i primi momenti. Sono donne semplici serene laboriose dolci accomodanti. Hanno subito provveduto anche ad accettare le mie preferenze alimentari. Un po’ più difficile è il nostro inserimento nella comunità, di adulti ne vediamo pochissimi, pensavo ci saremmo subito relazionati con loro per procedere meglio nei nostri intenti. Il caldo della città è ormai dimenticato. Qui il clima è più clemente e il paesaggio che mi ospita è magnifico, splendidi i colori e i riflessi. Dormiamo in terra, pranziamo in ginocchio, ci laviamo con poca acqua fredda, ma mi sento bene! Spero solo che presto i responsabili di Laboratorio Mondo si fideranno di me, per essere più libera di parlare e di muovermi, ovviamente nel rispetto della comunità e del nostro gruppo.”

 

“ Primo giorno a Kraing Tachan! Tutto ritorna alla normalità, tutto è dove è sempre stato, gli oggetti, la vegetazione, tornare in Cambogia a Novembre significa rivedere il verde ovunque, pace, verde e vegetazione. Il gruppo è scomposto, non molto compatto, dovremo lavorarci su, è difficile capire i tempi, trovare un’occupazione al villaggio, non tutti ci stanno riuscendo, credo che tutti si stiano impegnando, ma sicuramente il nostro lavoro dovrà essere costante! Baci da Kraing Tachan!”

 

“Dopo una notte insonne a causa della nuova sistemazione. Inoltre gli animali ci hanno tenuto compagnia tutta la notte ci svegliamo alle 6:00 e dopo la colazione con la famiglia con la luce del mattino mi rendo conto della bellezza del paesaggio in cui mi trovo, la palafitta è meravigliosa. Di fianco ad essa uno stagno con mille ninfee. Siamo circondate da verdissime risaie, ci sono dei colori meravigliosi, c’è una gran pace e tranquillità.

Arriviamo al villaggio e i bambini ci assalgono con gioia e felicità, ci mettiamo subito a giocare con loro a calcio poi inventiamo giochi per intrattenerli e si divertono tantissimo si vede proprio che la nostra presenza ha portato felicità in loro. Mi danno una gran gioia. Dopo pranzo torniamo al villaggio e io e Marco iniziamo la nostra prima lezione di inglese, è stata davvero dura, i bambini sono molto indietro, alcuni non sanno leggere in pochissimi ci capiscono quando parliamo in inglese, inoltre sono molto timidi, quindi sono uscita dalla prima lezione sudata e affaticata però spero che nei prossimi giorni e durante la mia permanenza di insegnargli qualcosa di utile e che mi diano soddisfazioni, io ci credo!”

 

“Oggi iniziamo le attività, alle 14:30 inizieremo a fare inglese con i bambini, purtroppo molti non sanno scrivere, leggere o pronunciare alcune lettere. Facciamo molta fatica, ne esco sudato e stanco!”

 

“Abbiamo visitato con il sindaco i luoghi della memoria, vedere i suoi occhi vivi e lucidi ricordare e trasmettere la sua testimonianza. Credo che lo scambio di conoscenza sia un punto di unione per chi dona e per chi riceve.

K.T. è invasa dai bambini che ti coinvolgono con la loro vitalità e i loro sorrisi!

È bello vedere come ognuno di noi cerchi un modo per comunicare con lingue diverse. Si leggono le espressioni e i volti che dicono molto di più!!”

 

“Inizio delle  attività a Kraing Tachan, ma prima di tutto risveglio a Kraing Tachan in una Cambogia, la cui bellezza di Novembre è indescrivibile, verde e ancora verde ovunque. Cammino in mezzo alle risaie, guardo Nicholas e penso a quanto sono fortunata ad essere qui e ad essere riuscita a tornare, ancora non sono riuscita a salutare lei, la  mia seconda mamma, Tate, la mamma di Tokla, quindi inizio le attività e volo da lei!”

 

13/11/2016

 DCIM100GOPROGOPR3213.

“K.T. è invasa dai bambini che ti coinvolgono con la loro vitalità e i loro sorrisi! È bello vedere come ognuno di noi cerchi un modo per comunicare con lingue diverse. Si leggono le espressioni e i volti che dicono molto di più.”

 

“Secondo giorno a Kraing Tachan, le giornate scorrono lente e chi sa apprezzare i momenti è in grado di cogliere ogni singolo attimo. Questo è quello che amo di questo posto. C’è chi ha la sensazione di “strisciare” il tempo, chi invece comprende che questa lentezza facilita la condivisione e l’osservazione: io adoro ogni singolo istante di questo tempo. Stasera siamo andati ad una festa nella Pagoda vicino alle montagne. Le nostre famiglie hanno affittato un minivan e insieme siamo stati ad un grande spettacolo, il posto era affollatissimo e tante persone erano in attesa dell’esibizione dei ballerini. Nell’ordine abbiamo visto persone, persone, un cane che reggeva un barattolo per l’elemosina ed indossava occhiali da sole, poi persone e persone ed infine i ballerini.. che dire Cambodian Style, è stata una gran bella serata, anche se credo che non tutti l’abbiano saputa apprezzare!”

 

“I nostri programmi sono molto rallentati. Capisco che qui i tempi non sono come da noi in Occidente ma penso che noi del gruppo un po’ meglio potremmo agire. Cerco di adattarmi, ma sto patendo, siamo un po’ allo sbando perché nei giorni di festa la comunità non partecipa e il centro è chiuso.

Abbiamo a che fare con tanti bambini, sono energici, vorrebbero tutto; noi siamo ancora disorganizzati non riesco a parlare con i miei responsabili, potremmo comunque fare tante cose. Così mi ritiro, osservo, respiro, cerco di capire, cerco di imparare, cerco di ascoltare, conoscermi e farmi le mie idee. Cerco di pazientare, poi mi faccio coraggio e così mi relaziono con Elena e Nicola: anche se domenica i bambini hanno portato i quaderni; Anche se domenica le donne dell’artigianato tessile ci seguono con i punti interrogativi negli occhi.. Sono venuta fino a qui per cercare di trasmettere un po’ di sostegno all’insegnante e alle artigiane e così farò.”

 

“Il sole sta calando sulle risaie di Kraing Tachan seduta accanto ai miei compagni di viaggio osservo i bambini che continuano a giocare. Loro sono instancabili, sempre pieni di energia! Sono appena due giorni che siamo qui, in questo villaggio in cui il tempo sembra scorrere più lentamente. Oggi Khmer Lesson. All’inizio non ci capivo un bel niente, dopo due ore di lezione almeno due parole sono riuscita a memorizzarle: Knhom chom (io voglio), un po’ pochino, lo so ma non è per niente facile questa lingua. Alle ore 12:00 puntuale come un orologio svizzero è arrivato il momento del pranzo.

Nel cortile di casa, una ventina di uomini o forse più erano intenti a guardare due galli nel pieno di un combattimento. Sembra essere una pratica diffusa. Anche la nostra famiglia ne sta allevando due.

Nel pomeriggio invece io ed Anna abbiamo fatto la nostra prima lezione di inglese è stato faticoso devo ammetterlo, ma quanta soddisfazione!

I bambini riescono a donare una gioia incredibile”

 

“ Secondo giorno al villaggio”

“La giornata inizia con l’addestramento dei galli della famiglia. Oggi ci sarà la lotta dei galli qui, davanti alla palafitta. Provo un misto tra dispiacere per gli animali e curiosità di vedere come le persone del posto si divertono”

 

“Oggi combattimento tra galli. Risveglio con un cerchio di persone sotto casa, mi faccio largo e cerco di capire cosa succede, incitano dei galli a combattere, un gioco che non capirò neanche mettendomi di impegno. Ho comunque visto come passano qualche domenica qui, molto alternativa”

 

“È domenica e per me la domenica è famiglia e qui la mia è super! Oggi a pranzo noodles, frittata, pesce, verdure, zuppe, caffè, acqua fresca e.. Brindisi “cin cin” con la birra! Insomma non ci siamo fatti mancare nulla. Al villaggio sembra andare tutto benissimo non ho mai visto così tanti bambini partecipare alle attività. Sono felice di stare qui non sono felice di essere qui con queste persone Claudia saluta le persone dicendo Hakuna Matata (peccato che siamo in Cambogia e non in Tanzania a Zanzibar) guardandole dall’alto in basso con la superiorità che solo gli occidentali possono avere. La cosa che però non sopporto è questo bisogno da parte di due soggetti in particolare di fotografarsi con i bambini. Le foto con i bambini o con le persone penso siano legittime, le faccio io come le fanno tutti però quello che cambia è il presupposto e l’atteggiamento.

Ieri ho assistito ad una scena che mi ha fatto particolarmente ridere e vergognare allo stesso tempo. Chouyi è una delle bambine più estroverse del villaggio, fa morire dal ridere e le piace stare in braccio, tanto da aggrapparsi alle persone senza voler scendere, chi non lo fa?

Lo fa il mio nipote di tre anni che abita in centro e gli scoccia fare due passi per raggiungere la piazza!

Bene arriva Chouyi piena di entusiasmo (anche perché ci conosceva già) e la prima frase che sento dire è “che carina che sei, hai proprio bisogno di amore tu si vede, siamo la sua seconda famiglia”, da questo punto in poi la seconda famiglia occidentale fa quello che tutte le famiglie occidentali fanno all’estero e cioè degenera. Chouyi viene così presa sulle spalle dall’occidentale della seconda famiglia che nel tempo di un singolo scatto (da caricare sui social) la mette poi a terra. Peccato che Chouyi la foto la fa, ma come tutti i bambini del mondo le spalle le piacciono e decide di stare lì guardando Kraing Tachan da lassù. Dopo neanche un minuto che osservo la scena allibita sento “Cavamela”.

A me dispiace, anzi mi fanno imbestialire scene come questa perché mi ricordano i turisti allo zoo, i turisti dentro i musei che oggi pur di dare un segno al mondo della bontà d’animo che hanno o della cultura hanno il bisogno di fotografarsi di fare vedere al mondo social cosa sono. Tu la tua postata su facebook con i tuoi 200 likes l’hai fatta e sei a posto, però il mondo e i rapporti con le persone non vanno proprio così! Cerco anche io di “cavarmi” questa immagine dalla mente sperando di riuscire a togliermi di dosso queste cose se no come già prevedo avrò difficoltà a relazionarmi con alcune persone!”

 

14/11/2016

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“L’aria in casa è pesante il gruppo è strano, penso che ancora non si possa parlare di vero gruppo. Ognuno è impegnato in questa esperienza nelle attività, ma il clima non è sereno, non c’è condivisione dei pensieri, delle idee, ma più semplicemente c’è una esecuzione delle attività.”

 

“Che bello! Ieri sera grazie ai nostri amici locali siamo stati con un minivan ad una festa! Verso le colline, molto tipico, cibo di strada, monaci, musica. In 25 con 9 posti …proprio una bella serata! Al mattino vorrei fare il mondo ma siamo ancora a rilento, ci sono dinamiche nel gruppo che devo capire; i ragazzi volontari sono squisiti, uno meglio dell’altro, disponibili, non si tirano mai indietro! Bravi! Un po’ più complicato con i responsabili. Per fortuna Nicola mi ha ascoltato e stiamo un po’ muovendoci per la realizzazione delle borse. Non vedo l’ora che sia domani per dedicarmi a quello per cui sono venuta. Vedo incoerenza, vedo cose e sento cose che non vorrei ne’ vedere ne’ sentire. Mi viene da piangere, sono delusa. Ma sono anche molto forte e determinata e qui con tutto l’amore che ho vado avanti per la mia strada, facendo il meglio che posso. Per fortuna abbiamo fatto una bella passeggiata nei villaggi, fino ad un’altra bella festa con mercato e una grande pagoda dove abbiamo anche ascoltato l’oracolo per noi.

Così vado a letto presto per alzarmi presto, con la mia famiglia cambogiana. La luna piena risplende del cielo e mi guida nella notte!!”

 

“Oggi ci siamo svegliati stanchi, almeno io lo ero, l’aria in casa è pesante il gruppo è strano, penso che ancora non si possa parlare di vero gruppo. Ognuno è impegnato in questa esperienza nelle attività, ma il clima non è sereno, non c’è condivisione dei pensieri, delle idee, ma più semplicemente c’è una esecuzione delle attività. Porto nella mia casa questo clima e oggi finalmente ho raccolto i pensieri di questi primi giorni di convivenza.

Sono stata letteralmente infamata, non mi era mai capitata una cosa del genere, mi sono state dette parole molto offensive e più volte mi è stato ricordato che non avevo diritto di replica.

Sono rimasta basita, basita per la completa mancanza di collaborazione, scioccata dalla reazione che ho subito e scioccata ancora di più perché pensavo che una persona adulta, con 20 anni di vita in più che puntualmente si fregia delle sue esperienze, mai potesse arrivare ad avere un atteggiamento del genere. Le difficoltà sono evidenti, sicuramente c’è un nuovo equilibrio che deve essere costruito all’inizio di ogni nuova convivenza, anche se breve, come questa, anche se lontano dalla nostra quotidianità, ma mi chiedo come sia possibile crearla con tanta aggressività, maleducazione e chiusura! Vado a letto offesa stasera, dispiaciuta per quello che mi è stato detto e ferita per come sono stata trattata.”

 

“Un’altra magnifica giornata a Krang Tachan. Oggi abbiamo fatto una passeggiata lungo alcune stradine che non avevamo ancora visto. Case che non avevamo visto prima ed altre famiglie. Lungo il tragitto ci siamo fermati in una pagoda. In questi due giorni c’è il Water Festival, tutti sono in festa la piazza era piena di gente. Ad un certo punto ci sono venute incontro le bimbe che abbiamo conosciuto in questi giorni. Ci hanno riempito di fiori ed abbracci.. Abbiamo visitato la loro scuola anche se oggi non facevano lezione. Pomeriggio denso e caldo. Mentre Chiara e Marco facevano inglese con i bimbi più grandi, io, Anna e Sara abbiamo disegnato con le bimbe al Kinder Garten.

Argomento del giorno: ritratto del proprio compagno di banco e autoritratto. Sono venuti fuori dei piccoli capolavori. La stanchezza fisica oggi è tanta nel tardo pomeriggio mi fermo ad osservare gli altri che giocano a ruba bandiera. Infine cena…nel cielo c’è la luna piena, un minivan ha portato i miei compagni di viaggio insieme ad alcuni componenti delle nostre famiglie ad una festa in pagoda. Decido di rimanere qui a scrivere questa pagina di diario…Buonanotte…”

 

“Stamattina siamo andati a fare una passeggiata in un vicino villaggio, dove ci siamo fatti leggere il futuro da uno strano signore che fumava seduto all’interno del tempio, sono abbastanza scettico su queste cose ma la curiosità mi ha spinto a provare.

Ho anche mangiato alcuni insetti fritti e conditi con una salsa piccante, provo a non pensare a quello che sto facendo e faccio quello che farebbe un locale, non sono neanche male.”

 

“ Mi sveglio per partire con il piede giusto in questa giornata già così calda e luminosa. Oggi per la prima volta ho visto il Kinder Garten attivo (perché è stato costruito a Maggio 2016 e non ero presente). È stato bellissimo i bambini sono carichissimi e bellissimi quanto lo è la Madai che insegna. Sono stata molto felice di aver condiviso nel pomeriggio con Anna e Margherita il laboratorio di arte dove abbiamo chiesto ai bambini di disegnare/ fare un ritratto del loro vicino di banco. Diverse vicine di banco dai disegni si sono rivelate essere delle principesse bellissime con vestito e corona.”

 

15/11/2016

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“La casa è una palafitta, ma ha una sua propria organizzazione ed ogni oggetto ha una sua destinazione d’uso. Si può girare il mondo o star sempre a casa, aver due anni o mille ma se non si hanno occhi per osservare questo ogni esperienza sarà uguale ad un’altra.”

 

“Bellissimo alzarsi all’alba, sentirsi parte di questi ritmi. Le donne della famiglia sono meravigliose. La nonna mi ha preparato un suo magico energetico. Con le ragazze sono andata al market e a passeggio in mezzo alle risaie, ridendo serenamente a volte senza neanche capirci. E poi finalmente la prima presenza al Kinder Garden. La cosa ancora più bella è che la mamma di casa nostra è anche la maestra del villaggio e una delle responsabili del laboratorio tessile. È già una parte di me vado avanti”

 

“Oggi se possibile l’aria è ancora più pesante a casa. Siamo al paradosso non mi viene rivolta la parola, non mi si guarda negli occhi. In più si sono innescate delle dinamiche di chiacchiericcio per costruire delle fazioni, questo è quello che mi è stato detto ma ci rendiamo conto? Cerco di vivermi la famiglia che è disorientata, negli anni precedenti non hanno mai assistito a questo distacco tra noi. Il fatto è che qui non siamo in vacanza non ci sono orari dettati dalla cucina o dai vari servizi. La casa è una palafitta, ma ha una sua propria organizzazione ed ogni oggetto ha una sua destinazione d’uso. Si può girare il mondo o star sempre a casa, aver due anni o mille ma se non si hanno occhi per osservare questo ogni esperienza sarà uguale ad un’altra. Nota positiva della giornata: è tornata Pech, ora lavora a 40 Km da Phnom Penh ed è tornata apposta per salutarci. Stasera siamo andati insieme ad una grande festa nella pagoda vicina, ci siamo divertiti e abbiamo ballato in perfetto Cambodian Style.”

 

“Oggi abbiamo finalmente incontrato i capi dei villaggi vicini a K.T., con due traduzioni linguistiche i contenuti della discussione arrivano ad essere a volte meno chiari. Il succo del discorso sta nella differenza di condivisione delle donazioni e finanziamenti tra la comunità e i monaci, si trova comunque un punto di incontro, maggiore comunicazione e riscrivere il progetto coinvolgendo di più tutte le parti.”

 

“Mi ricordo che l’anno scorso giorno dopo giorno scrivevo con gioia questo diario facendo un report delle attività fatte in giornata. Ho deciso che quest’anno farò delle riflessioni, parlerò di come mi sento perché purtroppo sento che il gruppo di quest’anno non sia adatto, posso spendere solo belle parole per alcuni componenti. Ma ci sono membri che non mi danno questa carica e forza. Sono stanca di vedere Elena abbattuta perché il suo ruolo cerca di essere costantemente scavalcato da persone che di metodi di adattamento e approccio non hanno capito  nulla. Io non capisco una cosa, chi ha firmato il contratto del Workcamp sapeva quali attività avrebbe dovuto fare e con quale ruolo? Non siamo in vacanza, stiamo lavorando con delle PERSONE non è il villaggio turistico della Francorosso. Siamo in un villaggio nella provincia di Takeo dove le persone parlano Khmer e sono cambogiane, che hanno una loro cultura, loro abitudini e modi di vivere esattamente come ogni persona della terra.

Oggi mi si è gelato il sangue quando ho sentito dire a posto di “okun” grazie in Khmer, “Hakuna Matata” per l’ennesima volta da una settimana a questa parte, nonostante alla persona in questione sia gi stato ripetuto più volte che grazie si dice “Okun”. Spesso però si fa di tutta l’erba un fascio ora Africa (Tanzania) e Cambogia parlano la stessa lingua perché tanto sono paesi definiti “poveri”.  Ripeto che la Cambogia si trova nel sud-est asiatico non in Tanzania, Zanzibar.. Lì c’è il villaggio della Bravo Club 1500€ due settimane tutto compreso, volo escluso.”

 

“Rispetto ad ieri, oggi, la giornata è cominciata alla grande. Rimanere a casa a riposare invece di unirmi agli altri nella gita in Pagoda è stata la scelta giusta.

Così oggi è andato tutto meglio. Questa mattina abbiamo disegnato. Il tema era il cibo cambogiano. Abbiamo chiesto ai bimbi di disegnare il loro cibo preferito. Per alcuni si tratta della frutta, per altri dei noodles, una bambina ha perfino disegnato una torta a tre piani, incredibile! In ogni caso è molto bello osservarli, si impegnano tantissimo hanno tanta voglia di fare e sono sempre sorridenti.

Come ogni giorno, da quando siamo qui, ci hanno riempito di fiori!

Una bambina in particolare con un gran sorrisone ha imparato a dire il mio nome, nonostante sia abbastanza lungo da pronunciare… Abbiamo disegnato, giocato a palla, riso insieme, bei momenti.

Dopo pranzo l’incontro con gli anziani del villaggio. Per me è stato molto emozionante. Mentre eravamo seduti di fronte a loro pensavo a quando è diversa la nostra organizzazione sociale rispetto alla loro. Noi non abbiamo più il consiglio degli anziani e di questo mi dispiace… Guardavo i loro occhi e alla mente mi tornava il volto di mio nonno, lui si che è un uomo saggio.

Anche i momenti in famiglia mi fanno pensare alle routine che ritrovo quando vado a trovare i miei nonni. Si pranza tutti insieme e c’è sempre la possibilità  che si aggiunga un parente che abita vicino.

Mi piace stare qui anche senza dire niente. È bello vedere Mday che cucina, la nonna che spolvera o dorme sulle assi di legno. Mi fa sentire parte di una famiglia e mi riporta alla mia infanzia.

Nel pomeriggio attività nel Kinder Garten. Insieme ad Anna abbiamo deciso di realizzare  un bellissimo Mandala. Una volta disegnato un grande cerchio e diviso in 4 parti, abbiamo creato 4 gruppi. Ognuno ha lavorato alla sua parte colorando, attaccando foglie. Domani uniremo il tutto e i bambini vedranno completato il loro cerchio.

Mi piace lavorare a contatto con i bambini.

Poi cena: riso, pollo, insalata di pomodori con carne di maiale e  infine frutta.

Dopo qualche giorno mi sto abituando a questa alimentazione.

Anche il riso a colazione non è più un problema, forse la carne al posto dei cereali si, ma ci sto lavorando. A volte mi manca il caffè ma poi passa… a volte mi manca il mio gatto ma so che sta bene. Oggi sono felice perchè recuperata un pò di energia fisica la mente ha ricominciato a funzionare. E riesco a trovare il tempo e la voglia per soffermarmi su quello che mi circonda  il paesaggio, i rumori, i componenti della mia famiglia. Ringrazio di essere qua. Di poter imparare da queste persone che trovo gentili, disponibili, generose anche quando hanno poco.

Qui al villaggio ho trovato quella sensazione di comunità di famiglia di calore, affetto la calma, la lentezza, i ritmi scanditi dai pasti… tutto quello che in capitale sembrava non esistere in questa Cambogia.

Buonanotte caro diario, ci vediamo domani.”

 

16/11/2016

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“Ora ci impegneremo tutti anche nella costruzione di questo gruppo e spero che da domani le cose migliorino”

“Giornata di riflessioni per il gruppo, ci siamo confrontati su quanto successo, anche sul fatto che nel gruppo si stava spargendo del chiacchiericcio, mai avrei pensato potesse accadere una cosa simile. Ora ci impegneremo tutti anche nella costruzione di questo gruppo e spero che da domani le cose migliorino.”

 

“Strana giornata quella di oggi. La mattina è cominciata che avevo le energie sotto le suole delle scarpe. Stanchezza infinita. I Rooster (galli) avevano cantato tutta la notte, disturbando il mio e il sonno dei miei compagni. Il centro educativo nelle prime ore del mattino era vuoto. Dopo alcuni giorni di vacanza per il Water Festival i bambini sono tornati a scuola. Serviva un attimo di respiro. Ne abbiamo approfittato per fare una riunione di gruppo, chiarire alcune cose, aggiustare quei piccoli fraintendimenti che è normale possano esserci quando si parte con persone diverse tra di loro e che non si conoscevano prima. Il viaggio è anche questo, relazione tra di noi così come con la famiglia, i bimbi del villaggio o chiunque abbiamo incontrato o che incontreremo qui sul nostro cammino. Dopo pranzo dormiamo poco: all’una e mezza le bimbe vengono a svegliarci direttamente a casa portandoci in dono quintali di fiori, come al solito. Non andiamo subito con loro prima pausa caffè nella famiglia di Nicholas e Sara. Non so se ci sia un briciolo di caffeina in quella bevanda marroncina che ci danno ma mi piace, assomiglia un po’ al caffelatte, senza latte dolcissimo. Dopo il caffè siamo finalmente pronti per i nostri bimbi. Lezione di inglese e poi tutti al lavoro con le maschere. Torniamo a casa felici e soddisfatti per alcuni nodi che si sono sciolti e per quello che abbiamo realizzato con i bambini.”

 

“Altra giornata al villaggio, tra le attività l’apice lo raggiungo osservando le donne del villaggio mentre lavorano al telaio a mano, ho anche provato io ma con risultati rivedibili. Gli accesi e vivaci colori che utilizzano, con l’esperienza accumulata negli anni danno vita a semplici borsette e krame davvero belle, farò la scorta da portarmi in Italia.”

 

“Sento che quest’anno Kraing Tachan, questa esperienza mi stia dando davvero tanto, sento anche però di non godermi al massimo l’esperienza grazie al team. Oggi c’è stato un confronto dato dall’incapacità a parer mio di far parte del Workcamp. Non c’è età nella vita, puoi avere 60, 30 anni e non saper affrontare le situazioni le esperienze tanto da sparlare alle spalle delle persone come quando avevo 15 anni, ora ne ho 23 e preferisco dire le cose in faccia. Quello che dovevo dire al gruppo l’ho già esposto oggi. Chi credeva di essere in un villaggio turistico ha sbagliato meta come lavoro. Vado a letto con amarezza e speranza che le cose possano andare meglio.”

 

17/11/2016

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“I giorni a KTC scorrono in fretta! E attimo dopo attimo sto imparando tante cose in particolar modo la bellezza della semplicità della vita.”

 

“Arriviamo a Kep piccola cittadina che si sviluppa lungo la costa e che vive principalmente di pesca. Qui è tutto molto tranquillo. Le strade sono quasi deserte e si vedono molti più turisti. Il nostro autista ci lascia proprio davanti alla Guest House bellissima! Tanti fiori, divani accoglienti e cuscini morbidi.

Ci separiamo in due gruppi, ognuno avrà il suo bungalow, bella sorpresa trovare al suo interno due letti matrimoniali con materasso! Acqua calda nel bagno! Pranziamo direttamente in Guest House e poi scendiamo verso il mare. Ci accoglie il Crab Market, il solito brulicare di gente anche se è un mercato piccolino. Al crab market si vende principalmente pesce. Facciamo una passeggiata sul lungo mare. Ci sono amache e persone che mangiano sulle stuoie di fronte al mare. Mentre guardiamo l’orizzonte arriva la pioggia. Torniamo in Tuk Tuk verso il Crab Market, ceniamo tutti insieme. Piatti deliziosi, soprattutto il granchio con il latte di cocco.”

 

“I giorni a KTC scorrono in fretta! E attimo dopo attimo sto imparando tante cose in particolar modo la bellezza della semplicità della vita. L’altra sera ad esempio sono riuscita ad essere parte di un piccolo momento bellissimo. La mia Madai, tornata stanca dal lavoro, dopo essersi fatta la doccia si è avvicinata nell’ombra a Saran (suo marito) e lo ha abbracciato pensando di non essere vista. Madai ha 32 anni lavora dal lunedì al sabato a Hantasaom in un’industria di cucitura di scarpe. Gli orari di lavoro sono molto rigidi e duri dalle 7:00 di mattina con partenza dal villaggio alle 6.00 in minivan fino alla sera alle 19:00. Anche Saran lavora, oltre a destreggiarsi tra qualche lavoro casalingo in qua e in là. Ecco io in quell’abbraccio ci ho visto il mondo, come la bellezza delle cose semplici, di una vita tranquilla. Spesso pensando al futuro cerco di studiarmi le strade più complicate senza mai capire in realtà quale sia il vero senso della vita. La bellezza sta proprio lì secondo me in quell’abbraccio. Nell’amore di ritrovarsi dopo essere stati lontani, nella felicità di crearsi un momento, dove per quell’istante si è in due, si è famiglia ci si dà forza, quel momento è l’essenza, è un dirsi ci siamo anche oggi, è andata non arrendiamoci, lavoriamo per vivere per essere qui e per concederci questo momento. Ecco voglio vivere per questo, per riuscire a sentire questo. Grazie Madai e Saran.”

 

18/11/2016

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“Il viaggio è davvero piacevole, si alternano risaie e piccoli villaggi rurali, la musica mi aiuta ad isolarmi e trovo il tempo di realizzare la bellezza e semplicità di queste zone un po’ remote.”

 

“La mia giornata inizia prestissimo, i galli hanno cantato in continuazione per tutta la notte, unica nota stonata del vivere qui per chi è abituato al silenzio notturno. Oggi si va a Kep una località marittima a sud di Kraing Tachan. Vediamo anche un enorme elefante durante il tragitto. Il viaggio è davvero piacevole, si alternano risaie e piccoli villaggi rurali, la musica mi aiuta ad isolarmi e trovo il tempo di realizzare la bellezza e semplicità di queste zone un po’ remote.”

 

“Oggi partiamo per Kep, salutare la famiglia è stato un po’ triste anche perché per come è strutturato il gruppo non sono molto carica, però chi lo sa mai dire mai…potrebbe andare benissimo! Ci provo! Anche se ormai penso che il mio rapporto con le persone del gruppo sarà di convivenza, perché le chiacchiere che fanno alle spalle le persone le sento sempre più addosso.”

 

19/11/2016

 

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“Mi sembra di essere in gita con le medie, dove i professori aspettano che gli alunni rincasino, tanta amarezza e tanta perplessità”

 

“Kep è un piccolo paesino che si affaccia sul mare , dove trova il punto più interessante nel mercato dei granchi, dove con pochi dollari si può mangiare in quantità il pesce e i crostacei. Sebbene sia una località turistica, il mare si mostra molto sporco, rifiuti ovunque, purtroppo c’è poco rispetto per la natura da parte dei locali. La giornata scorre veloce, troviamo anche il tempo di fare un rilassante massaggio di un’ora, a pochi metri dal mare alla modica cifra di 6 dollari.”

 

“Sono in Cambogia, sono in un gruppo e quindi è giusto dedicare tempo alla risoluzione delle controversie/ incomprensioni questo è il presupposto che mi ha svegliato questa mattina, cosa che si è rivelata inefficace subito in giornata. Perché? Perché non c’è stato un gruppo, ogni membro accompagnato dal suo individualismo è partito facendo quello che voleva fare, senza chiedere nulla a nessuno. Qualcuno mi ha chiesto di andare a Kampot? O di fare un giro in motore? No, sono le 23:30 e in camera siamo solo io l’Elena e Nicholas. Mi sembra di essere in gita con le medie, dove i professori aspettano che gli alunni rincasino, tanta amarezza e tanta perplessità.”

 

20/11/2016

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“…..di Kep rimarrà una certa amarezza dentro…”

 

“Decido di riportare quanto accaduto ieri, quanto accade in questi giorni. Succede che a Luglio/Agosto è iniziata la promozione del Workcamp e ad Ottobre la formazione dei campisti. In queste due occasioni insieme ad una ricerca di informazioni che poteva essere fatta lo scopo e lo svolgimento di questa esperienza erano ovvi e chiari.

Scopi: partecipare ad un campo di volontariato per lo svolgimento di attività nel rapporto e nel rispetto della comunità.

Svolgimento: un’esperienza da vivere in gruppo seguendo un itinerario stabilito dal gruppo per quanto riguarda le gite, mentre nella pratica al campo e al villaggio seguendo le direttive dei responsabili. Quello che è successo durante questo campo è questo: la consapevolezza da parte dei campisti di partecipare ad un campo di volontariato non c’è stata, chi conosce “i responsabili” in arte Elena e Nicholas sa benissimo che non sono oppressori, pesanti, assillanti anzi sono persone che danno fiducia e hanno piacere di ascoltare l’opinione altrui. I campisti pensano di essere in gita dove sentono di non avere libertà perché ci sono professori che guidano e hanno piacere di continuare questa esperienza e NON VIAGGIO tutti insieme. Quindi cosa succede? Al prof ci si ribella, anche se si hanno 20 o 30 anni in più (del professore) il prof deve essere contraddetto, ci si deve opporre fare resistenza nonostante questo operi per il loro interesse e per quello dell’esperienza. Ecco il mio accostamento con le medie calza a pennello, per l’età che i campisti hanno dimostrato… però peccato che nella realtà questo è un campo di volontariato internazionale dove chi dovrebbe avere una coscienza e una maturità in realtà non ce l’ha. Ieri sera alle tre di notte due campisti non sono rincasati, il professore e oppressore Nicholas preoccupato e senza aver chiuso occhio decide di andare alla ricerca dei campisti che non avevano più dato notizie. Dopo: che i due campisti in questione avevano noleggiato un motorino lasciando il proprio passaporto al noleggiatore (In Cambogia?!?!). Preoccupato in quanto responsabile Nicholas decide di ricercare i due campisti e di bussare preoccupato nella stanza delle ragazze alle ore 03.00 di notte, anche in questo caso non capiscono la gravità della questione e si dicono offese per essere state svegliate. La conclusione è che i due campisti si erano infrattati in piscina e si sono sentiti spiati dal professore quindi offesi. La cosa bella è che nel 2017 esistono i telefoni cellulari, con questo mezzo possono essere inviati messaggi in cui si comunica dove si è e come. La mattina seguente il gruppo di ragazze dice di essere profondamente offeso per la violazione della Privacy fatta da Nanni, Orlati e Bardi. Ripeto invece che essere lusingati perché c’è un interesse a preoccuparsi per le altre persone se ne sono andate offese. Sono sempre più perplessa, sulla immaturità di queste persone. La gita delle medie continua peccato che io a 23 anni ancora non posso essere professore. Ma chi è venuto in Cambogia?”

 

“Oggi decido di andare a Kampot a vedere le bellissime piantagioni di pepe verde. Finiamo anche in mezzo a un diluvio e andiamo a trovare riparo in una bella pagoda in una zona un po’remota fuori Kampot. Con il motorino si ha un senso di libertà immenso e si riesce si ha un senso di libertà immenso e si riesce a vedere moltissimi posti in poco tempo. Non è comunque il modo più sicuro visto il modo di guidare dei cambogiani e l’anarchia totale che ne viene fuori.”

 

“(Parte di diario unica scritta da un volntario/a che comprende i giorni 18/11, 19/11, 20/11). I giorni a Kep sono passati abbastanza velocemente, ma è difficile descriverli ora a posteriori, ora che siamo tornati al villaggio. Sono giorni non facili per quanto riguarda i rapporti all’interno del gruppo.

Le divisioni, le discussioni per quanto mi riguarda hanno ridotto al minimo la voglia di scoprire. Di certo è stato un bel momento il bagno nell’oceano. Così come Kampot e il suo cielo penso di rondini. Il tramonto sul fiume con i suoi riflessi rossastri che tingevano l’aria, ma di Kep rimarrà una certa amarezza dentro.”

 

21/11/2016

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“È inutile: Inutile parlare perché la gente fa finta di non capire, è inutile provare a farlo e sperare che succeda”

 

“Torniamo al villaggio e ciliegina sulla torta mi viene la febbre. Il morale è a terra, il corpo anche. Sento di aver esaurito tutte le risorse fisiche e mentali. Ho solo voglia di fermarmi, riposare, riposare e riposare.”

 

“Più resto con questo gruppo più perdo energie e tempo. È inutile: Inutile parlare perché la gente fa finta di non capire, è inutile provare a farlo e sperare che succeda perché non c’è né umiltà né consapevolezza ma solo presunzione. Grazie al cielo ritorno a KTC ho bisogno di tornare e di staccare un minimo dagli altri.”

 

22/11/2016

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22.11.2016

“Giornata di cambiamenti quella di oggi a Kraing Tachan”

 

“Ho ancora la febbre. Non vado a Kraing Tachan. Resto a casa tutto il giorno. Dormo, Dormo, Dormo.”

 

“Giornata di cambiamenti quella di oggi a KTC. Io Elena e Marco ci siamo cimentati nella pulizia e riassetto del museo, topi e ragnatele incluse! Il risultato però è stato grande siamo riusciti a creare un museo ad hoc e bellissimo. Nel pomeriggio io e Nicholas siamo andati con il nostro nonno ad Hantasaom, per comprare due taniche di gasolio da vendere al Market, un po’ di frutta al mercato. Siamo poi andati a prendere la nostra Madai all’uscita da lavoro. Inizialmente dovevamo star fuori due ore che sono poi diventate quattro. Purtroppo abbiamo saltato la Cooking Class, io l’ho presa sul ridere perché sono ben consapevole di come le tempistiche possano variare, c’è chi invece ha ben pensato di dare giudizi. Che tristezza!”

 

 

23/11/2016

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“Mi piace essere qui e non posso farmi abbattere da chi invece sperava di essere altrove.”

“Tornati a Kraing Tachan, andiamo ad incontrare i monaci del villaggio, purtroppo in questo viaggio ho avuto un’idea sbagliata riguardo a quello che pensavo dei monaci, o almeno di quelli che ho conosciuto io. Mi faccio anche leggere la mano, ma anche in questo caso non ci faccio il minimo affidamento. Ho anche iniziato ad immaginare la partenza dal villaggio, purtroppo.”

 

“Anche oggi il Team LM ha deciso di mettersi all’opera per la pulizia della Library. Ho notato con piacere la partecipazione da parte di quasi tutto il Team alle attività, chi con il sorriso, chi con il broncio in volto ma come ormai da un mese a questa parte non me ne curo, mi piace essere qui e non posso farmi abbattere da chi invece sperava di essere altrove.”

 

24/11/2016

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“Questo è un lavoro per noi, forse in uno dei posti più belli sulla terra, con la possibilità di stringere legami che in pochi potranno capire.

 

“Il/la  volontario/a ha deciso di riassumere i giorni fino alla fine del campo in un’unica pagina di diario… Un diario serve a raccontare l’esperienza. Fino ad ora ho descritto solo in parte quanto accadeva nelle giornate. Io amo questo posto, sono veramente affezionata al villaggio. Come spesso rimarcato in questi giorni con Sara e Nicholas, questo è un lavoro per noi, forse in uno dei posti più belli sulla terra, con la possibilità di stringere legami che in pochi potranno capire. Arriviamo qui colmi di aspettative con sei mesi o un anno di lavoro costante sulle spalle. Ma nonostante le aspettative, nonostante il lavoro, nonostante i propositi, spesso ci si può sbagliare. Abbiamo sbagliato. Sono allibita, sembra la gita delle medie. È difficile a posteriori (oggi è il 24) descrivere tutti gli atteggiamenti che hanno e che stanno impedendo la creazione del gruppo, gli aneddoti si sprecano, il fatto è che manca proprio la cognizione di causa. I volontari non hanno la benché minima idea della ragione per la quale sono qui. C’è ipocrisia, in ogni momento una frase o un pettegolezzo detto alle spalle è presente. La frase più giusta che possa riassumere il tutto credo sia quella detta il 21 “siamo grati perché senza di voi non saremmo mai potuti stare così a stretto contatto con la comunità, vivere un’esperienza così intensa.” Queste parole mi hanno fatto riflettere molto, soprattutto su quanto individualismo e parzialità ci sia nella visione di queste persone. Pensare che debbano essere grati a noi perché offriamo questa opportunità  ad un gruppo e non prendere minimamente in considerazione il fatto che il loro atteggiamento sia alla base dell’esperienza mi sembra molto stupido ed infantile. In questi giorni ho mangiato con persone che storcevano il naso per qualsiasi pietanza, spesso prima di assaggiarla, facevano a gara per farsi foto con i bambini da caricare sui vari social, per poi allontanarsi subito per la paura dei pidocchi. Ho visto persone riempirsi di integratori ripetendo che questo posto è fantastico e che ne sentiranno la mancanza. Tutti i consigli, le osservazioni, i suggerimenti dati per facilitare la convivenza sono stati puntualmente ignorati a favore di una millantata libertà che ha portato ulteriormente a divisioni. Queste divisioni sono state alimentate dal chiacchiericcio costante. Credo fossero secoli che non mi capitasse di notare scene infantili come quelle a cui ho assistito questi giorni. C’è tanta presunzione nelle mie parole, che nasce soprattutto dalla consapevolezza di aver sbagliato a scegliere il gruppo, non una persona come mi è stato suggerito a più voci ma tutto il gruppo, dal primo all’ultimo volontario. Le attività si sono svolte regolarmente, ognuno ha dato il meglio di sé, questo, però, non riesco a leggerlo come positivo, perché so che ogni comportamento è stato dettato da un sentimento di individualismo, non certo di gruppo. A Kep abbiamo più volte cercato di far riflettere le persone su questi punti e più volte, alla luce di quello che accadeva il giorno dopo, è stata l’ipocrisia a parlare per prima. Siamo arrivati a proporre l’idea di suddividere il budget e di terminare qui l’esperienza perché se entriamo in una comunità, per prima dobbiamo esserlo noi, l’ipotesi è stata rifiutata da tutti. Tutti volevano proseguire. Oggi mentre scrivo, so che avremo dovuto imporre questa decisione ai volontari, non semplicemente proporla. Mi vergogno profondamente ogni santo giorno che rientro a casa, è davvero imbarazzante il clima che si è instaurato. Non riesco a scindere la mia esperienza personale da quella che si è creata. Non riesco a soffermarmi sulle cose positive, mille volte su 10 vorrei non comprendere l’italiano e ritrovare i volontari degli scorsi anni, ai quali, forse, non è stato detto abbastanza grazie per l’impegno che ci hanno messo. Se oggi c’è questo clima al villaggio è solo perché chi prima di noi è stato capace di relazionarsi, senza pietà, ipocrisia o maleducazione e se oggi noi godiamo di questo clima è solo grazie a questo. Mi auguro che il prossimo ritorno di LM sia sempre positivo. Portiamo a casa tanto lavoro e una nuova programmazione, ci sono state molte proposte positive dalla comunità e questo basta per far tornare un sorriso. Sono stata contenta di aver partecipato anche questa volta, ma rientro esterrefatta da quanta ipocrisia abbiamo portato questa volta in dono a Kraing Tachan. Come si può giudicare un popolo a 360 gradi se si è troppo impegnati a farsi i selfie o per trovare escamotage per avere “libertà”? Cosa avranno visto i loro occhi? Ascoltato le loro orecchie? (di domande non ne sono state fatte praticamente) Cosa avranno compreso le loro menti? Quanta ipocrisia ci sarà nei dolci racconti del rientro? Temo troppa. Abbiamo fatto campi con persone di tutte le età e diverse esperienze di viaggio, persone intraprendenti, indipendenti ed autonome. Ma mai era capitato che nessuno si volesse sentire parte del progetto, nessuno di loro è mai stato maleducato nei modi e nelle modalità di relazione. Dopo la formazione si è detto che “un team che collabora è un team che comunica”. Oggi ho chiesto ai ragazzi se potevano condividere sul gruppo le attività della mattina e mi è stato risposto che le foto erano loro. Questa è la comunicazione.”

 

“Nella giornata di oggi abbiamo festeggiato il nostro rientro con un grande pasta party, condito di tanto peperoncino.  I miei malcontenti sul team si sono palesanti per la millesima volta nella giornata di oggi. Dove a cucinare per la pasta c’erano le solite quattro persone io, Nicholas, l’Elena e la Marghe. Gli altri?

Vorrei consigliare ai “responsabili” di inserire una nuova attività nei prossimi campi, “il selfie making” e magari di portare qualche bastone per fare i selfie e magari qualche trucco e qualche hashtag per riuscire a prendere più like. Questo facevano gli altri “volontari” o meglio gli altri occidentali in “vacanza” in Cambogia.  Io per lasciare spazio agli altri nella preparazione delle pietanze mi sono assentata per prendere l’olio a casa mia, al mio ritorno ai fornelli c’era una persona. Elena. Tutti gli altri o erano seduti, guardavano il telefono o giocavano con qualche bimbo. Un altro bel momento di condivisione e gruppo per la miliardesima volta non è stato capito anzi è stato sofferto. Ho sempre le stesse domande che mi ronzano per la testa.. Ma chi è partito perché lo ha fatto, che progetti aveva in testa?. L’amarezza costante per il comportamento del team accompagna ormai da 20 giorni la mia esperienza, mi scoraggia, mi fa arrabbiare. Io sono qui per un motivo e indipendentemente dalla falsità, dalle chiacchiere fatte da persone che dimostrano 14 anni, dagli individualismi, dai selfie su facebook, dall’ignoranza di sentirsi superiori. Io cerco di non farmi toccare da queste cose, questa esperienza che sono riuscita a rendere mia è e deve essere positiva. Domani partirò dal villaggio, so che sarà dura ma KTC tornerò. Qui c’è una casa che è anche un po’ mia e che mi fa dire questo è il mio posto.”

 

25/11/2016

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È incredibile il legame che si è creato con comunità, famiglia e bambini.”

 

“La partenza è più tosta di quanto mi aspettassi, è incredibile il legame che si è creato con comunità, famiglia e bambini. Andiamo a salutarli nella vicina scuola, arriviamo al centro del cortile e in pochi secondi veniamo circondati da bambini entusiasti che ci portano a fare l’ultima passeggiata con loro. Difficile non farsi emozionare, ciao KTC”

 

26/11/2016

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la semplicità, una vita tranquilla, un sorriso alle volte possono renderci migliori e più attaccati a noi stessi. Non avete capito niente. Io vi auguro davvero di provarci un giorno e di farvi meno turbe mentali perché fuori dai telefoni e dai social c’è la vita.”

 

“Forse non mi sono sentita parte di un gruppo, ma di una comunità. Un villaggio remoto, primordiale che mi resterà nel cuore.. In cui i bambini sono felici di giocare scalzi con una corda con i loro amici. Vorrei nella vita assaporare la gioia degli attimi come loro, puri e con gli occhi grandi. Per fortuna il tempo lascerà spazio ai tantissimi ricordi che ho vissuto in questi giorni. Tra cui la gioia di sentirmi a casa in un posto nuovo, con persone meravigliose, forse più indifese e forse per molti aspetti più ricche. In molti momenti ho avuto la sensazione di essere fortunata nell’osservare che esiste nel mondo un modo di vivere che funziona e che mi piace alternativo e lontano anni luce dal mio.  Privilegiata. Sì perché vivere uno spaccato di vita grazie alla disponibilità delle persone a conoscersi senza confini. Ricorderò KTC con grandi sorrisi, forse un po’ timidi come quelli dei bambini e degli adulti incontrati, ma potenti. Se chiudo gli occhi li sento risuonare. I momenti in famiglia in cui si parlavano tante lingue, quella del vento, quella Kmay, l’inglese misto all’italiano, quella degli occhi, dei sorrisi e dei gusti. Ricorderò a lungo i miei piccoli momenti di silenzio ad ascoltare i grilli di notte sulle scale della palafitta di legno sotto un cielo meraviglioso. I campi sconfinati di risaie, i pasti condivisi, gli abbracci sinceri.

Questa sera, la mia ultima a PP ho già espresso al gruppo cosa penso dell’esperienza per questo lascio qui delle suggestioni per tutta la bellezza che ho avuto modo di vivere e apprezzare e per cui sento una profonda gratitudine. Inutile dire che no non dimenticherò KTC e un giorno mi piacerebbe tornare. Un vero abbraccio. Anna”

 

“È molto doloroso, e mi porta anche molta rabbia sentirmi dare dell’ipocrita, della persona interessata a farsi solo dei selfie e che sta lontano dai bambini e che mostra una faccia e che dietro è tutt’altro.

Mi dispiace, ma io in queste definizioni non posso e non voglio starci. Nel giudizio di chi fa di tutta l’erba un fascio. In questo momento è difficile rimanere calma e serena. Sono state dette parole dure, che non mi lasceranno indifferente. Non farò racconti pieni di ipocrisia perché non ne ho bisogno.

Parlerò semmai delle difficoltà che ho avuto, di tutte le possibilità di crescere e migliorare quelle parti di me che non mi fanno stare bene con me e con gli altri, che non mi fanno aprire.

È vero alcune cose di questo viaggio, dello stare in famiglia non le ho colte profondamente. Ma non sono una che resta in superficie, semplicemente è un processo e non tutti nascono imparati. E che ci crediate o no, per me le discussioni che ci sono state, nonostante tutto, sono sempre stati momenti per ripensare un mio modo di vedere, per mettermi in discussione e per cambiare la mia Forma Mentis.

Vi stupirà ma di questo io dico grazie. Grazie per i momenti difficili e per il confronto. Io li ho accolti sempre con il cuore e la mente aperti.

È per questo che mi scoccia leggere certe cose. Fino ad ora non ho detto nulla, perché per come sono fatta so che al di là del primo impulso, della prima reazione, ho bisogno di tempo per scavare fino in fondo delle cose. Di questo campo di lavoro non butto via nulla, mi dispiace non sia stato capito e di essere stata bollata come una scelta sbagliata. In ogni caso il mio era uno sfogo e non ho rancore per nessuno, mi spiace anzi per tutto quello che è successo. Mi spiace per limiti che ho avuto e che non sono riuscita a superare. Anche se almeno fino a quando non mi sono ammalata ho cercato di portare avanti la mia posizione, che non era quella di appartenere ad una fazione piuttosto che all’altra, ma di collaborare e stare con tutti.

Mi piacerebbe parlare anche delle sensazioni che mi ha dato il saluto finale, le lacrime della Madai. In quel momento ho davvero realizzato cosa è stato costruito in questi anni da Lab Mondo. In quel momento ho sentito tutta l’umanità e il cuore di queste persone.

Comunque tornerò a casa interrogandomi su cosa ho perso di vista rispetto al progetto e perché. Perché comunque in questo gruppo c’ero anche io, per cui anche la mia energia ha contribuito a creare il tutto.”

 

“The time flies very fast, the workcamp was finished with many memorable things. I have done many works at Kraing Tachan. It was a very wonderful time with italian volunteers. We apart each other from oneday to oneday. This is the last day that we can meet each other. It is really hard to say goodbye because we had spent many days in the village together. They doing many activities in the center including clearing the sourounding, library, museum, and soon. The workcamp finished successfully and smoothy, even thug we met some problems, but we are open minded and tolerent. We live under the sky with the same world. Every year, there are one or two times that we spend together in order to make something happen. There are many thing that I have to write, but it is the summery of my feeling from my heart.

On behalf of Community and myself. I would like to thank to Laboratorio Mondo that made it happened, it was a great time that we have spent together at the village. I really like this work and I really like helping in the project. This is the only way that I cn contribute. My physical force to help community. It is very wonderful time that we are from different part of the world but we can work, live and enjoy wonderful day together.

Big Thank to Italian!!

Italy= I trust and love you

Be tolerent

Tokla Chhuon.

 

“ Il/la volontario/a ha riassunto i giorni 25 e 26/11. Oggi siamo partiti da KTC, oggi ho lasciato i miei amici, la mia famiglia e il mio piccolo posto nel mondo dove sono felice ogni secondo e istante. Nella notte di questo giorno decido di pensare, pensare a come questo paese sia energico, caotico, incasinato, strano, meraviglioso, forte, debole, fragile e controverso. Guardo le macchine circolare, le luci gialle dei palazzi e penso.. Perché sto già partendo? Avrei potuto fare di più, avrei potuto approfondire di più certe situazioni, avrei potuto pensare di più. Ho permesso che l’ipocrisia occidentale spesso mi facesse dubitare anche per un solo istante della felicità e passione con cui viaggio, lavoro e studio. Ho deciso così di riflettere su come oggi l’occidente si rapporti con quei paesi che nel mondo vengono definiti in “via di sviluppo” o meglio “poveri” come spesso detto dai campisti di questo viaggio. L’occidente può rovinare la purezza di una cultura, della natura e dei ritmi di un paese. Occidente che ho pienamente visto nelle facce delle persone con cui ho condiviso questa esperienza.

L’occidente è arrivato al villaggio fra chi pensava di andare alla Milano Fashion Week 017 con vestiti inadeguati, nonostante, anche qui, alla formazione si sia parlato esplicitamente dell’abbigliamento da tenere in quanto forma di rispetto verso la cultura. Chi pensava di andare a Calcutta e di essere accolto e adulato come Maria Teresa. Chi è partito con un team dicendosi capace di lavorare con questo, senza avere la minima idea di come si faccia a stare in un gruppo.  L’occidente è arrivato con il suo individualismo e la sua ignoranza nel rapportarsi con le persone del villaggio. L’occidente è arrivato  sapendo di essere occidente senza volersi neanche mettere in gioco per un secondo. L’occidente è arrivato con Facebook e Instagram, dove dopo 20 giorni che non ho ancora capito il nome di mia sorella la pubblico su Facebook e dopo 20 giorni che non ho ancora capito cosa sia un sarong (forse perché non ho mai fatto domande e non mi sono mai informata sulla cultura) definisco su Instagram la Cambogia come “my place” dopo 20 giorni che conosco a malapena il nome di 2 bambini, però io li posto, però io acchiappo like perché aiuto i poveri, perché fa figo. Sono 20 giorni che dico che voglio portare i bambini in Italia e sono 10 giorni buoni che definisco la nonna della mia bambina preferita “stronza” però anche qui la carico sui social e scrivo “my family here”.

Ma poi dopo questi 20 giorni di Occidente cosa posso dire?

Che ragazzi mi dispiace ma non avete capito proprio niente, e che nessuno di voi ha avuto l’umanità e l’umiltà di farlo. Questa esperienza vi avrebbe potuto portare un fulmine dentro, vi avrebbe potuto mettere alla prova, avreste potuto capire come i nostri schemi mentali il nostro modo di vivere possa alle volte essere sbagliato. Che la semplicità, una vita tranquilla, un sorriso alle volte possono renderci migliori e più attaccati a noi stessi. Non avete capito niente. Io vi auguro davvero di provarci un giorno e di farvi meno turbe mentali perché fuori dai telefoni e dai social c’è la vita.”

 

 

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